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INTER-ROMA…-2 GIORNI, DOMENICA 24 APRILE 1983: IL TRICOLORE E’ VICINO

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MILANO – La Pasqua é trascorsa da 3 settimane e mentre in Italia ci si gode il benessere con la celebre serie tv “La pietra di Marco Polo” che va in onda il venerdì su Rai 3 (la prima serie tv ambientata nella città della laguna), il calcio italiano sta giungendo alle sue battute finali, dato che mancano appena 3 giornate alla fine della Serie A e il prossimo mese si disputano le finali delle coppe europee intanto che la Coppa Italia riprenderà dai quarti in poi per quasi tutto il mese di giugno (all’epoca tale trofeo comprendeva i gironi prima dell’inizio del campionato e i quarti dopo la fine…solo gli ottavi andavano in scena fra gennaio o febbraio in modo da non penalizzare nessuno in vista di impegni internazionali e per non scombinare pure il calendario della nazionale).

Si cominciano a tirare le somme

E’ la giornata n.27 di Serie A, da appena 8 giorni l’Italia ha perso 1-0 in Romania (23′ Boloni) riducendo al minimo le sue speranze di qualificarsi all’europeo dell’anno dopo (il 29 maggio prossimo arriverà la batosta per 2-0 in Svezia che ci taglierà fuori con addirittura 3 turni di anticipo essendo campioni del mondo in carica…non era mai successo fino a lì): siamo ancora nell’epoca delle 16 squadre con tutte le 8 partite da giocare alle 15 di domenica mentre da quest’anno solo 2 gli stranieri tesserabili in ogni squadra. In questa domenica il match di maggior calibro é senza dubbio Inter-Roma 0-0 insieme a sfide interessanti tipo Catanzaro-Juventus 1-2 (30′ De Agostini; 42′ rig. e 66′ Platini), Fiorentina-Ascoli 1-0 (70′ Passarella), Torino-Verona 1-1 (11′ Volpati; 55′ Van de Korput), Udinese-Sampdoria 0-4 (17′, 59′ e 89′ Francis, 86′ Maggiora), Avellino-Pisa 1-0 (25′ Vignola), Cagliari-Cesena 0-0, Genoa-Napoli 0-0 senza dimenticare che la classifica alle 14,59 recita Roma 37 punti; Juventus 33; Inter 32; Verona 30; Fiorentina e Torino 29; Udinese 28; Sampdoria 27; Cagliari e Genoa 24; Avellino e Pisa 23; Ascoli e Napoli 22; Cesena 20; Catanzaro 13. Proprio a Milano vediamo una cornice importante come sempre: 60.000 persone fra cui almeno 15.000 romanisti, a cui servono almeno 3 punti su 6 per vincere il primo scudetto dopo l’unico ma conquistato, ottenuto nel 1942 in attesa di concentrarsi poi sui quarti di Coppa Italia in cui affronteranno la Juventus con la vincente che sfiderà gli interisti in semifinale intanto che i nerazzurri si troveranno a fronteggiare il Pisa; entrambe non hanno più impegni di coppa, visto che i milanesi sono stati sconfitti ai quarti di Coppa delle Coppe dal Real Madrid futuro finalista lo scorso marzo (doppia rimonta subita: 1-1 in Italia e 2-1 in Spagna e seconda eliminazione subita su 2 in 3 anni dopo la Coppa dei Campioni nel 1981, con questa che non sarà l’ultima del decennio…) al pari dei giallorossi, obbligati a soccombere dinanzi al Benfica sempre nei quarti ma di Coppa UEFA…1-2 nella capitale con 2 autoreti e 1-1 in Portogallo prendendo gol su rigore in maniera davvero beffarda (i lusitani cadranno all’ultimo atto davanti all’Anderlecht dopo aver estromesso i capitolini, di fatto, senza tirare in porta in 180’…).

Indisponibili e nazionali

Intanto che Ivanoe Fraizzoli e Dino Viola prendono posto in tribuna, gli scontri di fanno violenti soprattutto perché i romanisti si trovano a stretto contatto con il pubblico di casa, di visione politica avversa (all’epoca non esistevano ancora i settori ospiti: sarebbero stati introdotti solo 2 anni dopo in seguito ai tragici fatti dell'”Heysel”…) ma ciò che interessa maggiormente i presenti é quello che succede sul terreno di gioco, dove l’allenatore dei padroni di casa Eugenio Bersellini é costretto a rimpiazzare il capitano e libero Bini con l’abituale mediano Marini oltre al tedesco occidentale Muller che deve lasciare il posto a Bergamaschi (entrambi a casa per squalifica) senza dimenticare il giovanissimo Massimo Pellegrini, fuori per scelta tecnica avendo esordito e giocato solo nell’andata dello scorso 12 dicembre…il 4-4-2 “a uomo” appare chiaro da subito con un centrocampo a “rombo” in cui Oriali copre, Bagni e Sabato spingono oltre a marcare e Beccalossi rifinisce dietro le punte; Nils Liedholm, invece, sceglie di cambiare assetto, memore del fatto che i suoi hanno faticato parecchio 10 giorni prima a superare 5-3 l’Avellino (vittoria 1-0 in Irpinia) in casa nel ritorno degli ottavi di coppa nazionale…di conseguenza si ripiega sul 4-5-1 con il solo terzino destro Nela infortunato ma con Nappi al suo posto mentre Righetti é il libero con Di Bartolomei che sale a centrocampo lasciando Iorio in panchina in modo da rinforzare la zona nevralgica col 4-5-1 a “zona” in linea intanto che Pruzzo fa reparto da solo (dentro Righetti per Iorio, di fatto) ma senza dimenticare che per scelta tecnica sta fuori pure il centrocampista Giovannelli. Parecchi interisti erano presenti insieme ai romanisti Vierchowod e Bruno Conti (Maldera non veniva convocato dal 1980, Ancelotti era indisponibile mentre capitan Di Bartolomei con Pruzzo sono stati scartati all’ultimo) lo scorso 11 luglio 1982, quando l’Italia era tornata campione del mondo dopo 44 anni battendo proprio la Germania Ovest campione d’Europa con Hansi Muller in campo nella finale di Madrid sul risultato di 3-1: capitan Bordon, Bergomi, Collovati, Marini, Oriali, Altobelli (di questi solo Marini, Collovati, Altobelli e Conti hanno giocato contro la Romania sabato 16 aprile) mentre Baresi G. aveva chiuso con l’azzurro dopo l’europeo del 1980, Sabato con Beccalossi gravitano nell’orbita nazionale (quest’ultimo lasciato a casa solo a ridosso della partenza per fare spazio allo juventino Paolo Rossi) ma senza mai attecchire nei tornei internazionali al netto di un Bagni con Bergamaschi che sono ancora in Under-21 e l’altro straniero, il brasiliano Juary, non era stato convocato dai carioca al contrario del connazionale Falcao, eliminato nella seconda gara dei gironi a 3 valevoli per i quarti di finale (3-2 per noi con 2-2 temporaneo proprio del “Divino”) assieme agli argentini detentori della coppa…infine c’era stato pure l’ex di turno Prohaska, fatto fuori sempre nei quarti assieme ai nordirlandesi per mano della Francia futura quarta dietro pure alla Polonia.

Equilibrio e attenzione

Da subito le marcature di casa sono chiare: Collovati-Pruzzo, Bergomi-Ancelotti, Baresi-Conti, Oriali-Falcao, Bagni-Di Bartolomei, Sabato-Prohaska intanto che Bergamaschi pressa l’uscita della palla su Vierchowod e Beccalossi si fa seguire da Nappi…dall’altro lato ecco Vierchowod-Altobelli in modo da lasciare liberi solo i portieri Bordon e Tancredi, i liberi Marini e Righetti con il laterale mancino Maldera. Bergomi viene subito ammonito per gioco falloso a danno di Ancelotti in apertura (sarà l’unico “cattivo” della sfida) dall’arbitro livornese Paolo Bergamo. Nei primi minuti ecco una bella uscita di Tancredi su destro di Oriali servito dentro l’area da Altobelli, poi Bergomi corsa dalla destro ma Righetti mette in angolo con una bella rovesciata prima che Ancelotti recuperi la palla dalla destra concludendo fuori con un bel tiro incrociato dal limite ma strozzando troppo la conclusione con l’interno o che Conti trovi la deviazione di Bordon con un bel traversone mancino ad evitare che la sfera finisca sul petto di Pruzzo…lo stesso Pruzzo, su contropiede orchestrato da Prohaska ma proseguito con il traversone basso di Nappi, a concludere di destro interno dal limite dell’area spedendo fuori di pochissimo. Al 37′ l’episodio che fa discutere di più: Oriali nel cerchio di centrocampo lancia sulla destra per Bergamaschi, il quale mette un pallone tesissimo e Altobelli segna di testa in tuffo dal dischetto del rigore…sembra tutto regolare ma il segnalinee annulla per fuorigioco (Altobelli dirà che secondo lui era regolarissimo visto che era partito da dietro Vierchowod e il lancio era comunque all’indietro mentre Liedholm sosterrà che il centravanti era avanti a tutti di circa un metro); ancora lancio di Nappi per Prohaska in area, che tenta la semi-rovesciata trovando il miracolo di Bordon prima che Pruzzo colpisca ancora l’estremo difensore durante la mischia successiva, poi tocca a Righetti servire Pruzzo ma l’incornata di quest’ultimo trova la parata ancora di Bordon per poi vedere nel finale il destro incrociato di Bagni che si spegne sul fondo intanto che i romani erano andati a +5 sulla Juve alla mezz’ora, dato il vantaggio del Catanzaro ma al 42′ il pari su rigore di Platini aveva rimesso tutto in gioco senza tralasciare che il Verona era andato 1-0 all’11’ costringendo l’Inter a dover difendere il terzo posto con un solo punto di vantaggio.

Poco da dire nella ripresa

In avvio di ripresa Beccalossi manca la conclusione su un gran passaggio di Bergamaschi da dentro l’area, poi ancora Bergamaschi esplode il destro dal limite e Tancredi devia in corner; al 55′ pari del Torino che rimette gli uomini di Bersellini a +2, al 60′ violenta scarpata di Collovati in faccia Pruzzo nel tentativo di anticiparlo con conseguente fasciatura alla testa del bomber e diversi punti di sutura…al 66′ vantaggio bianconero con Platini e Roma a +3 mentre a Verona il risultato non cambia ma il brivido conclusivo a Milano deve ancora arrivare e lo vediamo grazie al sinistro di controbalzo da 20 metri di Conti bloccato da Bordon. Al triplice fischio ecco confermato lo 0-0: Vierchowod e Bersellini parleranno di una sfida che poteva finire anche con diversi gol (specie l’allenatore interista continuerà a recriminare per il gol annullato) mentre Liedholm si dice contento della prestazione e prendendosi il terzo pareggio nelle ultime 4 gare (0-0 con l’udinese, 2-2 a Firenze e 2-0 al Catanzaro) nonché l’ottavo nelle ultime 10 trasferte (striscia interrotta dall’1-2 ottenuto a Pisa, dopo la sconfitta col medesimo punteggio in rimonta con la Juventus nello scontro diretto, ma che era iniziata dopo i trionfi per 3-1 a Cagliari e Napoli mentre in casa di Sampdoria e Juventus si era conclusa 1-0 e 2-1 per gli avversari) al confronto di un’Inter che mantiene l’imbattibilità da 4 giornate (dopo lo 0-1 col Pisa sono giunte 3 vittorie consecutive: 3-1 al Cesena, 2-3 in casa del Genoa, 2-0 all’Avellino). Inoltre va detto che Inter-Roma non finiva con la “X” dal 27 aprile 1980, quando il 2-2 a 180′ dalla fine aveva sentenziato lo scudetto nerazzurro in seguito a 9 anni di attesa (in mezzo il 4-2 per i capitolini il 26 ottobre 1980 e il 3-2 per i meneghini il 22 novembre 1981 seguito dal 3-0 in coppa nazionale del 23 dicembre 1981) e lo 0-0 non si verificava esattamente 10 annate (domenica 22 aprile 1973, giorno dell’esordio con la Roma di Agostino Di Bartolomei). La classifica ora dice Roma a 38 lunghezze; Juventus 35; Inter 33; Fiorentina e Verona 31; Torino 30; Sampdoria 29; Udinese 28; Avellino, Cagliari, Genoa 25; Napoli e Pisa 23; Ascoli, 22; Cesena 21; Catanzaro 13…agli uomini di Liedholm, che devono giocare con l’Avellino, andare in casa del Genoa e ospitare il Torino, mancano almeno 3 punti su 6 per laurearsi campioni nazionali riuscendo a vedere il tricolore ogni settimana più vicino e sempre che la Juventus faccia percorso netto mentre i nerazzurri saranno ospitati proprio dai bianconeri fra 7 giorni per poi ricevere l’Udinese e andare a chiudere a Catanzaro dovendo ottenere almeno 4 lunghezze in più sulle loro inseguitrici dirette nelle coppe.

Gioia a Roma, rimpianto a Milano

Domenica 8 maggio 1983, in seguito a Genoa-Roma 1-1 (19′ Pruzzo; 41 Fiorini), si celebrerà il secondo scudetto giallorosso della storia con un turno di anticipo a danno dei bianconeri (sarà molto importante il 3-3 di Juventus-Inter in data 1° maggio, poi tramutato in 0-2 a tavolino per scelta del giudice sportivo a causa della sassaiola contro il pullman lombardo a fine match…con i meneghini che si riveleranno essere stati involontariamente gli ultimi arbitri della lotta al tricolore lasciando un punti ai romani e togliendone 2 ai torinesi) e per la prima volta i “lupi” giocheranno la Coppa dei Campioni mentre l’Inter si piazzerà terza arrivando in Europa per il settimo anno consecutivo; comune il destino in Coppa Italia: romanisti fatti fuori dalla Juventus nei quarti (3-0 a Torino e 0-2 nella capitale per un 5-0 totale da sommare al doppio 2-1 in campionato per un bilancio di 4 batoste su 4 che rappresenta ancora oggi un “unicum” nella rivalità fra i 2 club) mentre gli interisti cadranno in semifinale (2-1 in trasferta e 0-0 in casa) non riuscendo a vendicare i quarti di finale del 1979/80 (ultima volta che le 2 parti si erano sfidate: 1-2 per i sabaudi a Milano e 0-0 a Torino). Il nostro viaggio nel passato di Inter-Roma é appena cominciato, e in attesa della gara della prossima giornata rivivremo insieme altre pagine inenarrabili di questa grande rivalità.

Il tabellino

INTER-ROMA 0-0

INTER (4-4-2): Bordon (cap.); Bergomi, Collovati, Marini, Baresi G.; Oriali; Bagni, Sabato; Beccalossi; Altobelli, Bergamaschi. A disposizione: Zenga, Juary, Ferri, Bernazzani, Monti. Squalificati: Bini, Muller. Fuori per scelta tecnica: Pellegrini. Allenatore: Bersellini.

ROMA (4-5-1): Tancredi; Nappi, Vierchowod, Righetti, Maldera; Ancelotti, Falcao, Prohaska, Di Bartolomei (cap.), Conti; Pruzzo. A disposizione: Superchi, Valigi, Chierico, Faccini, Iorio. Infortunati: Nela. Fuori per scelta tecnica: Giovannelli. Allenatore: Liedholm.

ARBITRO: Bergamo di Livorno.

NOTE: Ammonito Bergomi (I) per gioco falloso.

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