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JUVENTUS-LAZIO…-4 GIORNI, DOMENICA 7 MAGGIO 1995: LA STANCHEZZA SI FA SENTIRE

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TORINO – Manca un mese alla fine della scuola e anche il calcio italiano é entrato nelle sue battute finali intanto che la Virtus Bologna si accinge a vincere il suo terzo scudetto consecutivo sotto la presidenza di Alfredo Cazzola.

Finale di stagione frenetico

Intanto siamo giunti al turno n.30 del campionato di Serie A nella prima edizione con 3 punti per vittoria…la classifica, sapendo l’equilibrio di tale periodo, fa rabbrividire: Juventus 64; Parma 56; Milan 51; Roma 49; Lazio 48; Inter 45; Fiorentina 44; Cagliari 43; Torino 41; Sampdoria 40; Napoli 39; Bari 37; Padova 36; Genoa 32; Cremonese 31; Foggia 30; Reggiana 14; Brescia 12. La giornata vede, oltre ad un interessantissimo Juventus-Lazio, Parma-Genoa 0-0, Milan-Foggia 3-0 (43′ Lentini, 56′ Savicevic, 79′ Simone), Roma-Fiorentina 2-0 (15′ Balbo, 81′ Totti), Napoli-Inter 1-3 (11′ Orlandini; 33′ Cruz A.; 65′ Berti, 84′ Bergkamp), Cagliari-Padova 2-0 (57′ Firicano, 88′ aut. Gabrieli), Bari-Torino 3-1 82′ Bigica; 14′ Rizzitelli, 41′ Gerson, 80′ Protti), Sampdoria-Brescia 2-1 (2′ Baronchelli; 86′ rig., 90′ Platt), Cremonese-Reggiana 2-1 (24′ Florijancic, 48′ Chiesa; 85′ Futre) in una settimana molto intensa, visto che lo scorso mercoledì é andata in scena la prima finale del mese…Parma-Juventus 1-0 (5′ Baggio D.) valevole per l’andata di Coppa UEFA; sappiamo, inoltre, che nel finale di stagione la Juve deve andare a giocare in casa del Genoa prima di ospitare il Parma in casa, andare a domicilio della Roma e ricevere il Cagliari mentre il Parma riceverà il Cagliari prima dello scontro diretto e dopo sarà il momento di ricevere la Fiorentina per chiudere a Napoli sapendo che il distacco é di -8 con i giochi che potrebbero già decidersi a breve contando pure che il 17 maggio a Milano é in programma il ritorno di Coppa UEFA prima di concludere con la finale di Coppa Italia nel periodo 7-11 giugno sempre fra bianconeri e gialloblù; da parte sua, la Lazio sta facendo la sua migliore annata dal ritorno in Serie A nel 1988 dovendo ricevere l’Inter e la Samp, andare a Foggia concludendo col Brescia nel mese in cui vedremo anche Real Saragozza di Coppa delle Coppe (2-1 ai supplementari per gli spagnoli) il 10 maggio e il 24 maggio il Milan cederà 1-0 all’Ajax in Coppa dei Campioni (terza finale consecutiva giocata e seconda persa).

Vari infortuni, tanti campioni, significative rivoluzioni

Al “Delle Alpi” accorrono in 45.000 fra cui neanche 1000 laziali in una cornice di pubblico che vede lo statuto maggiore bianconero Gianni e Umberto Agnelli assieme a tutti i loro dirigenti arrivati in estate: il presidente Vittorio Caissotti di Chiusano, il vice-presidente Roberto Bettega, il direttore generale Luciano Moggi, l’amministratore delegato Antonio Giraudo mentre il patron biancoceleste Dino Zoff (ex mito di casa) si trova da un altro lato con Sergio Cragnotti, azionista del club capitolino; sul versante delle formazioni troviamo una Juventus guidata da Marcello Lippi (anche lui giunto a luglio) con diversi problemi di formazione, visto che oltre alla giovane punta Grabbi esclusa per scelta tecnica, non ci sono il portiere titolare Peruzzi con lo stopper Kohler, i terzini Carrera e Orlando con il mediano Conte, tutti fuori per guai fisici ma il 4-3-1-2 scelto nasconde abbastanza bene le difficoltà a livello di sostanza…dall’altra parte Zdenek Zeman, da 10 mesi sulla panchina romana, rinuncia al libero titolare Cravero e al terzino Favalli causa degenza fisica mentre Bonomi, Gascoigne, Colucci (tutti centrocampisti) con il baby-centravanti Di Vaio sono esclusi per carenza di convocazioni al netto di un 4-3-3 che ha garantito finora spettacolo pure in mancanza di risultati o possibili titoli. Siamo, inoltre, nell’epoca in cui il campionato italiano ospitava, compatibilmente con limite di 5 stranieri per squadra, i migliori giocatori del mondo e il triennio 1994-96 ha visto diverse competizioni con molti di loro all’interno: ai mondiali di “USA 1994” che hanno visto trionfare il Brasile per la quarta volta nella sua storia superando l’Italia 3-2 ai rigori domenica 17 luglio a Pasadena (Los Angeles), era in campo capitan Roberto Baggio (prossimo all’addio in estate, direzione Milan) mentre Marchegiani, Casiraghi, capitan Signori assistevano dalla panchina assieme a Conte…il 13 gennaio 1995, invece, l’Argentina di Chamot aveva perso la finale di Confederations Cup (al tempo “Coppa del Re Fahd”) per 2-0 dinanzi alla Danimarca campione d’Europa in carica…infine, l’anno prossimo ci saranno gli europei in Inghilterra in cui tanti si faranno notare come i futuri vincitori della Germania di Kohler (fatti fuori nei quarti ai mondiali subendo un 2-1 in rimonta dai bulgari nei quarti di finale), carnefice dell’Italia composta da Peruzzi, Torricelli, Di Livio, Ravanelli, Del Piero e Nesta, Di Matteo, Fuser, Casiraghi nei gironi con uno 0-0 decisivo per estrometterci grazie alla differenza reti (noi andremo fuori nel gruppo da cui poi usciranno le finaliste: Germania-Repubblica Ceca 2-1 al golden gol in rimonta), della Croazia del duo Jarni-Boksic nei quarti (2-1) e dell’Inghilterra di Gascoigne padrona di casa in semifinale (1-1 e poi 6-5 dal dischetto) intanto che il Portogallo di Sousa verrà estromesso dai ceki per 1-0 sempre nei quarti e il quadro si chiuderà con Francia-Olanda (Deschamps contro Winter) decisa per 5-4 dagli 11 metri dopo lo 0-0 sul campo (i transalpini crolleranno poi contro i boemi sempre ai rigori per 5-6).

Marchegiani insuperabile

Ad inizio gara il pubblico di casa ricorda il povero Andrea Fortunato, giovane terzino del vivaio bianconero morto di leucemia lo scorso 25 aprile a Perugia esibendosi anche in un tentativo di coreografia con qualche torciata ma la scena é tutta per il campo, dove la Juventus parte subito fortissimo schiacciando la Lazio, ormai priva di impegni di coppa essendo uscita dalla UEFA nei quarti (fin lì record continentale per le “aquile”) per mano del Borussia Dortmund (vittoria 1-0 e sconfitta 2-0 in Germania) poi battuto proprio dalla Juve in semifinale mentre in coppa nazionale fine del cammino in semifinale proprio grazie agli uomini di Lippi (doppia sconfitta: 0-1 a Roma e 2-1 a Torino) attraverso un atletismo invidiabile: Baggio lancia dalla metà campo per Torricelli, che di testa trova subito la parata sopra la traversa di Marchegiani in apertura, Ferrara poi arriva sulla destra e crossa in mezzo verso Porrini, sulla cui incornata Marchegiani salva ancora molto bene prima di superarsi sulla sua destra negando la gioia a Vialli di destro a giro ancora su suggerimento di Ferrara dal limite dell’area; la Lazio, abituata a schiacciare gli avversari godendosi il miglior attacco del campionato, si rintana nella sua metà campo costringendo Signori a fare il centrale di difesa per i colpi di testa mentre Casiraghi equilibra il centrocampo con l’unico pericolo creato da Boksic, il quale tocca di punta destra dal limite dell’area servito da Di Matteo superando Rampulla in uscita ma la sfera si perde sul fondo. Non passano 5′ che Jarni si fa ammonire stendendo Casiraghi e poco dopo Ravanelli si incunea nella difesa nemica seminando avversari prima che Vialli gli tolga la palla tirando alto di destro sull’uscita di Marchegiani, poi tocca a Bergodi prendersi il giallo per un fallo su Vialli da parte dell’arbitro aretino Nicchi (futuro designatore arbitrale fino al 2021) intanto che Deschamps parte dalla trequarti scambiando ancora con Ravanelli ma Marchegiani salva uscendo ad abbrancare la sfera al minimo tentativo del francese di aggirarlo, ancora Deschamps pericoloso su passaggio di Vialli al limite con un bel piattone destro ma l’estremo difensore avversario manda sempre in corner anticipando il colpo di testa alto da parte del medesimo Vialli, infine vediamo l’ennesimo cross di Torricelli raccolto da Ravanelli sempre con la fronte ma Marchegiani riesce ancora a sventare precedendo il cartellino giallo a Di Matteo per un contatto con Sousa in un primo tempo a senso unico ma in cui il vertice della classifica resta lo stesso, complice pure lo 0-0 di Parma-Genoa.

La Juve gioca, la Lazio vince

In apertura di ripresa Zeman smentisce i luoghi comuni che lo vedono come offensivista esasperato e mette dentro Venturin per Signori facendo diventare Bergodi capitano e schierandosi 4-4-2 a rombo (Di Matteo davanti alla difesa con Winter e Venturin mezz’ali e Fuser trequartista alle spalle del tandem Casiraghi-Boksic) ma l’assedio non si ferma: Porrini va via a sinistra per poi centrare verso Ravanelli, il cui tuffo é ancora sventato dal portiere ospite, poi tocca a Baggio, pescato sul filo del fuorigioco da Sousa, arrivare sul fondo esibendosi dal fondo in un pregevole pallonetto destinato in rete a causa di un’uscita troppo affrettata di Marchegiani ma Negro salva sulla riga al volo di destro appena in tempo prima che Fuser tenti di sorprendere Rampulla con un destro da centrocampo spentosi sopra la traversa; al 65′ dentro Marocchi per Di Livio e subito il centrocampista si mette in luce con un traversone che colpisce involontariamente la traversa mentre sulla respinta Nesta respinge a “corpo morto” su mancino al volo di Ravanelli con il portiere ancora a terra…il gol dei padroni di casa sembra nell’aria ma al 72′ ecco la doccia fredda: Di Matteo vince un rimpallo con con Ferrara, entra in area e segna con un sinistro morbido sull’uscita di Rampulla realizzando lo 0-1 (unica firma stagionale per lui) che porta il Parma a -7. Lippi non sta a guardare e si gioca il suo secondo cambio inserendo Del Piero per Sousa (le sostituzioni, pur essendo 3 per parte, si esauriscono qui) in modo da passare al 4-2-4 al 74′ (Deschamps-Marocchi in mediana, Del Piero-Vialli-Baggio-Ravanelli davanti) ma non si contano troppi pericoli a parte un sinistro di Vialli finito fuori a fil di palo destro prima di un bel destro dello stesso Del Piero bloccato da Marchegiani centrale a terra…proprio al 90′ il settore ospiti esplode quando Di Matteo lancia in contropiede Boksic, gelido nel toccare di punta destra sul lato opposto anticipando Rampulla (9+0+2 per lui e ultimo timbro dell’annata a chiudere un digiuno durato dal 57′ del roboante Lazio-Fiorentina 8-2 del 5 marzo: 2 mesi precisi senza segnare) e al 92′ ecco lo 0-3 con lo stesso Boksic che prima converge dalla sinistra per poi saltare la coppia Ferrara-Porrini in modo da superare pure Rampulla prima di fare sponda verso Venturin, che con un pallonetto mancino dal limite chiude i conti (per il centrocampista sarà l’unica marcatura). Al triplice fischio diventa ufficiale che il Parma ha guadagnato un punto sulla Juve, la quale ha perso la terza sfida consecutiva in casa (1-2 col Torino, 0-1 col Padova, 0-3 stavolta) tornando a perdere in casa con la Lazio, sempre 0-3, per la prima volta da domenica 22 marzo 1964 nella gara in cui non avrebbe mai meritato la sconfitta ma al netto delle 3 vittorie precedenti contando anche il 4-3 dell’andata: anche se Lippi si dice contento di questa batosta e la definisce la migliore gara dei suoi a prescindere dal risultato, sicuramente la squadra deve ripartire in proiezione della trasferta genoana e dello scontro diretto col Parma a 2 turni dal termine a prescindere da assenze e fatica mentre la Lazio allunga a 3 le sfide senza perdere (0-2 nel derby in trasferta, 0-0 col Cagliari).

Una primavera trionfale

A giugno avremo i responsi pure se in futuro il ciclo bianconero sarà costellato di ombre come doping e corruzione nei palazzi federali: Juventus vincitrice per 4-0 col Parma il 21 maggio a 180′ dalla fine e campione d’Italia per la prima volta dal 1985/86 (scudetto n.23) con un rotondo +10 sulla coppia Parma-Lazio appaiata al secondo posto (73-63) per i bianconeri che si aggiudicheranno la loro nona Coppa Italia (1-0 e 2-0: 3-0 in totale il 7-11 giugno) oltre alla prima Supercoppa Italia (1-0 il 17 gennaio 1996) a danno degli stessi parmensi, capaci però di strappare la Coppa UEFA ai torinesi (1-0 in casa e 1-1 fuori a cavallo fra 3-17 maggio) in una stagione di assoluto duopolio intanto che i laziali riusciranno ad ottenere il loro miglior piazzamento dallo scudetto del 1973/74 soprattutto grazie al miglior attacco del torneo (69 reti in 34 giornate: una perfetta media di 2 gol a gara) e ad un finale con 6 vittorie sommate ad un pari subendo un solo gol (ininfluente) lasciando, però, spazio ad una coda di veleni a causa della tentata cessione di capitan Signori al Parma da parte di Cragnotti, cessione impedita letteralmente da una sommossa popolare del popolo capitolino l’11 giugno 1995, nella stessa data in cui la Juve solleverà la coppa nazionale in casa. Il viaggio di avvicinamento a Juventus-Lazio prevede altre tappe…vediamole insieme.

Il tabellino

JUVENTUS-LAZIO 0-3

JUVENTUS (4-3-1-2): Rampulla; Porrini, Ferrara, Torricelli, Jarni; Deschamps, Sousa P. (74′ Del Piero), Di Livio (65′ Marocchi); Baggio R. (cap.); Vialli, Ravanelli. A disposizione: Squizzi, Fusi, Tacchinardi. Infortunati: Peruzzi, Kohler, Carrera, Orlando, Conte. Scelta tecnica: Grabbi. Allenatore: Lippi.

LAZIO (4-3-3): Marchegiani; Negro, Nesta, Bergodi, Chamot; Winter, Di Matteo, Fuser; Casiraghi, Signori (cap.) (46′ Venturin), Boksic. A disposizione: Orsi, Bacci, De Sio, Rambaudi. Infortunati: Cravero, Favalli. Scelta tecnica: Bonomi, Gascoigne, Colucci, Di Vaio. Allenatore: Zeman.

ARBITRO: Nicchi di Arezzo.

MARCATORI: 72′ Di Matteo, 90′ Boksic, 92′ Venturin.

NOTE: Ammoniti Jarni (J) e Bergodi (L), Di Matteo (L) per gioco falloso.

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