Il mancato rinvio di Wallace e la papera di Marchetti: gli errori condannano la squadra biancoceleste
ROMA – La maledizione del 26 maggio colpisce ancora. Eh già, perché Wallace decide di regalare il pallone dell’1-0 a Strootman con un gioco di gambe al limite dell’area, che entra di diritto nella galleria degli orrori biancocelesti nei derby (al pari dell’autogol di Negro e il rigore sbagliato da Floccari), e Marchetti mostra il suo lato peggiore su un tiro apparentemente innocuo di Nainggolan trasformato nel 2-0.
Due errori, due gol. Al di là delle colpe individuali, comunque, è tutta la Lazio che gioca solo i primi venti minuti, illudendo che possa essere la giornata giusta per il decimo risultato utile consecutivo, magari con lode. Invece la Lazio rallenta, concede campo alla Roma e nel secondo tempo entra in campo svuotata, senza energie.
Dubbi anche sulla scelta iniziale di Simone Inzaghi che, a dispetto delle parole della vigilia, si lascia condizionare dall’assenza di Salah e sceglie la strada coraggiosa (a sorpresa fuori de Vrij per Milinkovic) nella sfida più complicata: “La partita spiega l’allenatore – è stata preparata alla perfezione. Per un’ora di gioco Marchetti non si è mai visto in campo, poi abbiamo regalato due gol agli avversari. Mi spiace perché ci abbiamo messo del nostro, ma fino a quel momento la sensazione dalla panchina era che solo noi potessimo sbloccare il risultato “. Poi è arrivata la follia di Wallace: “Stava facendo un’ottima partita, probabilmente voleva rientrare con il tacco, ma nel derby questo cose non le puoi fare. Sarebbe servita a tutti un po’ più di sana ignoranza, nell’allontanare il pallone dall’area di rigore e pure nel cinismo sotto porta. Questa è una di quelle sconfitte che ci aiuterà a crescere. Certo, avrei preferito che fosse arrivata contro un’altra squadra. Ci farà capire che a volte serve più la spada del fioretto”.
Anche perché adesso il rischio è del classico contraccolpo psicologico da derby perso: “Conosco la piazza, so che si parlerà tanto e arriveranno critiche. È troppo tempo che non se ne vince uno. Siamo riusciti a riportare 40mila persone allo stadio, avrebbero meritato ben altro risultato. Sarà difficile, ma dovremo essere bravi a mettere subito tutto alle spalle”.
La ricetta la dà Lulic, a parte le dichiarazioni di cattivo gusto su Rudiger: “Abbiamo perso una partita, tutto qua. È una di quelle gare che spesso finiscono 0-0, nessuno voleva rischiare. Poi è stata decisa dagli episodi. Ma il campionato è ancora lungo, non dobbiamo abbassare la testa. Non moriamo certo oggi. Sabato contro la Sampdoria si vedrà il nostro carattere, non intendiamo mollare”.
Non ci sarà Cataldi, espulso dalla panchina subito dopo l’1-0 per aver reagito alla provocazione di Strootman (gli spruzza l’acqua addosso, solo ammonito). Ennesima nota negativa di una giornata tutta da dimenticare. Maledetta. Come tutte quelle dal 26 maggio a questa parte.

