LAZIO-ROMA…-4 GIORNI, FRANCESCO TOTTI: IL SIMBOLO DI ROMA

Condividi l'articolo

ROMA – Il 27/9/1976 è un giorno che rappresenterà sempre la data segnata dalle stelle in cui il Dio Eupalla donò al popolo romanista il suo profeta…un campione così immenso da riuscire a fare ombra alla personalità di Di Bartolomei e alla classe di Falcao.
Questo “eroe” nasce nel quartiere di Porta Metronia da una famiglia romana normale, crescerà tra le strade e l’oratorio della zona oltre che ad Ostia, legherà indissolubilmente il suo nome a quello della Roma per 25 lunghi anni di carriera non senza polemiche: Milan, Lazio proveranno a portarselo a casa a metà anni ’80 quando giocava con Fortitudo, Trastevere, Lodigiani ma Dino Viola e Gildo Giannini (padre del capitano dell’epoca nonché idolo del nostro protagonista ed osservatore di Trigoria) riusciranno ad accaparrarselo per arruolarlo facendo soprattutto leva sul tifo della sua famiglia.
A questo punto lo possiamo dire che questo giovane ragazzo di 43 anni si chiama Francesco Totti e tutto il mondo lo conosce come “er pupone” o “er bimbo de oro” (soprannomi elaborati dalla “Curva Sud” nel periodo in cui nacque il suo primogenito Christian) nonché come uno dei giocatori italiani più forti di sémpre assieme a Rivera, Roberto Baggio, Del Piero.
Giocherà per 4 anni nelle giovanili giallorosse misurandosi subito con futuri campioni ed avversari come Nesta, Del Piero, Cannavaro militanti in Lazio, Padova, Napoli ma il suo mister Spinosi aveva già capito che non aveva fra le mani un giocatore normale bensì un fuoriclasse (con cui vincerà 1 campionato allievi nel 1992/93, 1 Coppa Italia di categoria l’anno seguente) e, infatti, esordisce in Serie A con Boskov il 28/3/1993 subentrando a Rizzitelli all’88° di Brescia-Roma 0-2 avendo appena 17 anni; il 15/12/1993 è di nuovo in campo per gli ottavi di Coppa Italia contro la Sampdoria in cui esordisce da titolare in I° squadra (l’esordio da titolare in campionato arriverà il 27/2/1994 ancora contro i blucerchiati) mentre la prima volta che scende in campo per il derby corrisponde al II° tempo del 6/3/1994 in cui rimpiazza Piacentini durante lo sciagurato Lazio-Roma 1-0 che sarebbe potuto costare la retrocessione ai “lupacchiotti” in cui Signori sentenzia e Giannini sbaglia un rigore decisivo procurato proprio dal giovane prodigio 17enne di Porta Metronia; il I° gol arriverà il 4/9/1994 contro il Foggia a Roma e sarà solo l’inizio di una lunga serie poichè tutti i suoi allenatori gli daranno qualcosa migliorandolo ed aiutandolo sia umanamente che tatticamente.
Boskov lo farà esordire nel suo 3-5-2 nel ruolo di costruttore di gioco più vicino alle punte Rizzitelli-Caniggia e Mazzone lo aiuterà a prendere fiducia come trequartista nel 3-4-1-2 alle spalle di Balbo-Fonseca tutelandolo sul piano umano come nessuno (molto celebri sono gli aneddoti comici fra i 2…); vi sarà solo un momento in cui “Checco” rischierà seriamente di lasciare Roma e sarà nel 1997 con Carlos Bianchi a dirigere (a suo modo, pure lui gli insegnò qualcosa: chiunque troverà sempre da ridire a prescindere e perciò non bisogna farsi mai buttare giù): il CT lo voleva barattare con Litmanen e spedirlo alla Samp o addirittura all’Ajax poiché sosteneva che non avrebbe mai fatto carriera…fortunatamente Franco Sensi, il “II° padre” di Francesco e presidente della Roma dal 1993 a seguito dell’arresto di Ciarrapico, sceglie di licenziare l’allenatore ed assume Zeman permettendo al nostro protagonista di consacrarsi come attaccante esterno di ambo le corsie nel nuovo ed innovativo 4-3-3 utilizzato fino al 1999…sarà proprio in questo periodo (31/10/1998 a seguito di un Atalanta-Roma in Coppa Italia) che diverrà capitano al posto di Aldair ma alla soglia del 2000 il suo score è ancora vuoto malgrado tanti gol, bravissimi compagni.
Sensi capisce che Totti (andato, intanto, a segno 2 anni prima nella stracittadina per la I° volta in un 3-3 pirotecnico datato 29/11/1998) ha bisogno di meglio ed ingaggia Capello: la Roma è ormai una fuoriserie e nelle date fatidiche del 17/6/2001 (Roma-Parma 3-1)-19/8/2001 (Roma-Fiorentina 3-0) permette al capitano (autore di 13 segnature nel 2000/01) di alzare uno scudetto atteso 18 anni e la I° Supercoppa Italia della bacheca capitolina…da allora seguono ben 5 stagioni (finché Capello non se ne va nell’estate 2004 aprendo l’annata dei 4 allenatori Prandelli-Voller-Conti-Del Neri avendo però virato verso un più classico 4-4-2 avente Totti-Cassano per tandem offensivo a miglioramento tecnico ulteriore della bandiera giallorossa) in cui la Roma dà spettacolo con Totti in lista per il “Pallone d’Oro” ma di trofei neanche l’ombra (solo trionfi sfiorati o secondi posti) compensati da un bistrattamento continuo da parte di stampa, avversari e palazzi del potere calcistico che non gli lesineranno mai critiche, commenti a sfondo razzista di tipo territoriale per le origini romane, mancanze di rispetto perpetue salvo poi farlo cadere in trappole continue come le espulsioni ridicole comminategli nel 2002/2003 da Bertini in Roma-Juventus 2-2 per proteste o da Rosetti in Milan-Roma 2-2 del 31/5/2003 valevole per il ritorno della I° finale di Coppa Italia giocata.
La data che cambia per sempre la carriera del protagonista è il 19/2/2006: da 5 mesi Spalletti siede sulla panchina della Roma e da 2 mesi è nato il rivoluzionario 4-2-3-1 in cui il N.10 (in precedenza N.13 o N.17 fino al 1997) agisce da “falso 9″…quella domenica si gioca Roma-Empoli ma al 12° un’onda di terrore travolge tutto il popolo romanista: il centrocampista avversario Vanigli, al III° tentativo, riesce a sbriciolare letteralmente la gamba di Francesco rompendogli tibia e perone facendo pensare ad una stagione già chiusa (che precluderebbe anche il mondiale in Germania a giugno seguente) ma l’uomo in questione è troppo grande e in neanche 4 mesi torna in campo riuscendo in un recupero miracoloso che lo condurrà a vincere la “World Cup” a Berlino il 9/7/2006 sotto la guida di Lippi (una delle figure più importanti della carriera di Totti) pur essendo solo al 40-45% della sua condizione; nella stagione 2006/07 (in cui finisce nell’occhio del ciclone ancora una volta per aver reagito ad un tentativo di gomitata violenta da parte di Galante durante Livorno-Roma beccandosi un ulteriore squalifica senza che nessuno contasse il fatto che fosse lui la vittima e non il carnefice) si aggiudica la “Scarpa d’Oro” superando VanNistelrooj all’ultimo sforzo con 26 reti in Italia fra cui 9 doppiette a cui si aggiungeranno gli ultimi 3 allori della carriera (2 Coppe Italia nel 2006/07, 2007/08 e 1 Supercoppa Italia nel 2007) dedicati al presidente Sensi defunto proprio nell’estate 2008 ma consapevole di aver cresciuto dei più grandi uomini della storia di questo sport a livello italiano non accettando neanche le offerte faraoniche del Real Madrid di Perez o del Milan di Berlusconi a inizio millennio.
Con la fine dell’Era del mister toscano (grande amico del nostro campione e che gli stette molto vicino durante l’infortunio su sua ammissione) inizia un periodo assai tormentato per Totti: il dirigente Baldini lo vorrebbe vendere per un presunto potere politico giudicato eccessivo all’interno dell’ambiente da parte di Totti e del suo vice De Rossi, la famiglia Sensi cede nel 2011 la squadra alla cordata americana Di Benedetto-Pallotta (con cui il rapporto non decollera’ mai del tutto), i nuovi allenatori Ranieri (passato alla storia per essere stato, forse, l’unico tecnico con gli attributi di sostituire proprio Totti e DDR all’intervallo di Lazio-Roma nell’1-2 vinta in rimonta del 18/4/2010)-Montella-Luis Enrique-Zeman-Andreazzoli-Garcia lo gestiscono in modo da sfruttarlo al meglio in proporzione all’età ma lui si sente sempre più messo da parte e si ritrova a dover essere cacciato malamente tramite un piano diabolico architettato proprio da Baldini (messosi d’accordo con Spalletti, voglioso di vendicarsi per vecchie ruggini post-infortunio e tornato a Trigoria appositamente per tale ragione) basato sull’obbligarlo a scegliere di smettere con il pallone e compiutosi il 28/5/2017 attraverso il suo ritiro da calciatore per divenire dirigente vantando 786 apparizioni con 307 marcature (235 in campionato alle spalle del solo Piola con 274 fra cui perle tipo i destri al volo contro il Bari, i pallonetti contro Lazio ed Inter, i sinistri volanti contro l’Udinese, il gioiello contro la Sampdoria che gli fruttò la standiong-ovation di tutto lo stadio genovese) grazie a entrambi i piedi, di testa, non avendo problemi a realizzare ogni tipo di calcio piazzato esibendosi sia da goleador che da uomo-assist con lanci di prima chirurgici…l’esperienza dietro la scrivania sarà molto breve e si chiude il 17/6/2019 (una data mai banale per chi ama i suoi stessi colori e proprio nel giorno in cui il suo unico scudetto vinto diveniva maggiorenne) per dissapori con i colleghi.
Molti ora lo negano, ma Totti è stato anche un campione azzurro che ci ha rappresentato per 6 anni nelle competizioni ufficiali da leader pure quando era giovane: nel 2000 si esibirà nel suo celebre “cucchiaio” in semifinale con l’Olanda padrona di casa ma perderà la finale europea contro la Francia ai supplementari con il golden-goal venendo instradato da Zoff, maledizione durata fino agli ottavi del mondiale 2002 al seguito di Trapattoni con la selezione ospite della Corea Del Sud (in cui verrà espulso ingiustamente dall’arbitro Moreno per 2 simulazioni mai esistite)…nel 2004, ancora con “Trap”, sarà l'”ignobile” sputo in Italia-Danimarca ad un provocatore dichiarato come Poulsen a seguito di una gara fatta solo di botte prese senza tutela a fargli rimediare 4 giornate di squalifica chiudendo in anticipo il suo europeo mentre nel 2006 gioca 6 gare su 7 da titolare segnando nell’unica in cui subentrò (Italia-Australia 1-0 agli ottavi del 26/6/2006 con rigore segnato al 94°) oltre a fornire 5 assist; dopo quel torneo si ritira ufficialmente dall’Italia ma con un bottino di tutto rispetto (58 apparizioni sommate a 9 reti) fra giovanili e I° squadra dopo essersi congedato dai suoi compagni dell’Under-21 Buffon, Cannavaro I°, Nesta, Pirlo, DelPiero, Inzaghi I°.
Ad oggi detiene tutti i record di presenze e reti con la sua Roma ma uno dei primati di cui va sicuramente più fiero è quello di miglior marcatore del derby assieme a Dino Da Costa con 11 timbri (fra cui le doppiette in Roma-Lazio 2-0 del 13/3/2011 e Roma-Lazio 2-2 in rimonta del 15/1/2015) in 44 apparizioni ed un conto nettamente positivo per quello che concerne i risultati.
Senza dimenticare che in tutto il suo percorso si fece parlare dietro sia nel bene che nel male come quando esulto’ in modo, secondo molti, “irriguardoso” dopo i 2 confronti fra dirimpettai nella stagione 2009/10 (stagione a cui risale pure l’oscuro episodio del calcio rifilato a Balotelli in finale di coppa nazionale pure se, con il senno di poi, sorge molta ilarità pensando al fatto che molti avversari interisti gli andarono a fare i complimenti dopo tale atto senza che NESSUNO si sincerasse delle condizioni del ferito: che fossero tanti a voler compiere un gesto simile ma solo Totti ne ebbe il coraggio con un soggetto discutibile come Balotelli?) ricordando pure le simpaticissime esultanze fatte di magliette come “VI HO PURGATO ANCH’IO” per il 3-1 finale l’11/4/1999, “6 UNICA” dedicato alla futura moglie Hilary Blasi del 10/3/2002 a seguito del mitico pallonetto dal limite dell’area che denoto’ l’1-5 ancora oggi considerato mitologico o il parto del pallone con Perrotta ostetrico il 23/10/2005.
Un fenomeno assoluto, almeno uno dei più grandi e soprattutto il meno tutelato fra i campioni dell’epoca recente nonché fra i maggiormente ammirati in silenzio da tutti…Francesco Totti, il simbolo di Roma. 

Lascia un commento