LAZIO-ROMA…-5 GIORNI, ALESSANDRO NESTA: LA TEMPESTA PERFETTA

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ROMA – La differenza fra grandi campioni e i fenomeni è che i primi possono fare bene quanto vogliono ma resteranno sempre “alcuni dei tanti” senza dare emozioni eccessive, mentre i secondi potranno anche cambiare squadra ma resteranno leggende assolute di tutte le tifoserie amiche o avversarie lasciando impresso il proprio ricordo nella leggenda sportiva.
Proprio di un fenomeno andiamo a parlare oggi, per aprire la settimana del derby di Roma alla grande: parliamo della più grande bandiera laziale di sempre…Alessandro Nesta, la “tempesta perfetta”.
Siamo a Roma ed è il 19/3/1976 quando il nostro campione viene alla luce da una normale famiglia come tante: cresce, assieme a tutti i suoi coetanei, giocando in mezzo alla strada o all’oratorio dimostrando subito di essere innamorato del pallone oltre ad avere assoluta padronanza della materia.
A metà anni ’80 Francesco Rocca, ex bandiera della Roma divenuto poi osservatore giallorosso, lo adocchia ma il padre del ragazzino rifiuta prontamente la proposta essendo tifoso biancoceleste da sempre…così il giovane si accasa alla Lazio nel 1985 facendo tutta la trafila del settore giovanile (inizierà da centrocampista prima e da attaccante poi) e divenendo un difensore centrale fra i più forti della sua generazione dopo una breve parentesi da terzino che lo renderà impeccabile nel tackle, atleticamente insuperabile, ottimo sia a marcare a uomo che a zona oltre a sapersi destreggiare in ogni tipo di difesa (a 3, a 4 o a 5 facendo sia da stopper che da libero), duro ma leale, tosto ma corretto, deciso ma capace anche in zona offensiva o d’impostazione e soprattutto carismatico al punto da essere un leader già da ragazzino vincendo il campionato primavera nel 1994/95.
Risale proprio a questo periodo (probabilmente al 1989/90) una foto rara che vale più di 1000 parole: è un Roma-Lazio degli Allievi nazionali in cui viene ritratto il giovane “Sandrino” intento a marcare un altro giocatore di ruolo attaccante il cui nome in città è, oggi, conosciuto piuttosto bene al pari del nostro protagonista…Francesco Totti…decisamente un presagio, magari per 10 anni dopo (narra la leggenda che si siano, scherzosamente, “dati appuntamento” per l’avvenire fra i professionisti proprio in tale occasione).
Esordisce in Serie A il 13/3/1994 in Lazio-Udinese 2-2 (6 giorni prima di diventare maggiorenne) subentrando a Casiraghi a 12′ dalla fine per volontà di Zoff e da allora inizierà un cammino durato 8 anni in cui diverrà senatore, capitano, bandiera, leggenda del club di Formello fino a raggiungere (ad oggi) il record per presenze di sempre del team venendo aiutato a migliorarsi pure da Zeman (con cui esordirà nel derby in occasione di Roma-Lazio 0-2 con reti di Casiraghi e rigore di Signori il 23/4/1995) oltre ad essere fra i primi protagonisti del ciclo più glorioso delle aquile con Cragnotti e mister Eriksson assieme a Mihajlovic, Veron, Nedved, Simeone, Salas, Mancini: nel periodo 1997-2000 vincerà 7 titoli (1 Scudetto nel 1999/00 conquistato il 14/5/2000, 2 Coppe Italia nel 1997/98 con il suo gol realizzato in modo decisivo nella finale di ritorno con il Milan per il 3-1 in rimonta a seguito dello 0-1 all’andata nonchè unico fino ad allora e 1999/00, 2 Supercoppe Italia nel 1998 e 2000, 1 Coppa delle Coppe nel 1998/99, 1 Supercoppa Europa nel 1999).
Sembra che la sua carriera sia avviata a concludersi a Formello come per il suo grande amico Francesco con Trigoria ma le nubi di una “tempesta perfetta” come lui lo spingeranno lontano da Roma in 2 fasi:
1)È il 10/3/2002 ed è di scena Lazio-Roma per la XXIV° giornata di campionato: alla fine il tabellino reciterà 1-5 con 4 gol di Montella e 1 di Totti…quella sera Nesta mollerà per la I° ed unica volta il campo facendosi sostituire all’intervallo sullo 0-3 per 3 suoi errori sulle reti dell'”areoplanino” incrinando per sempre il rapporto con la curva;
2)Nel luglio ancora del 2002 ne viene annunciata la cessione al Milan per 31 milioni d’euro con un bottino di 261 presenze unite a 3 gol al fine di ripianare i debiti della squadra di Cragnotti dopo che lo stesso presidente lo aveva dichiarato patrimonio del team poche settimane prima spacciando tutto per un’esclusiva volontà del fuoriclasse.
Nesta, a questo punto, ha solo 26 anni ma vuole dimostrare ancora di essere uno dei migliori e la sua avventura milanese non inizia neanche nel migliore dei modi per via di un difficile ambientamento oltre che per un traumatico ritorno nella capitale: il 28/9/2002 si gioca Lazio-Milan per la IV° di Serie A ma l’accoglienza della “Curva Nord” sarà spietata sotto forma di cori, insulti, striscioni riassumibili tutti nella scritta “AL DERBY CI HAI ABBANDONATO, ADDIO FINTO CAPITANO”…successivamente il legame si risanerà ma ormai la maglia rossonera è una nuova pelle per il campione: 10 anni (2002-2012) segnati da 9 titoli (2 Scudetti nel 2003/04 e 2010/11, 1 Coppa Italia nel 2002/03, 2 Supercoppe Italia nel 2004 e 2011, 2 Champions League nel 2002/03 vinta contro la Juventus a Manchester in occasione dell’unico derby italiano in tale atto conclusivo con rigore realizzato, oltretutto, nella serie finale e nel 2006/07, 2 Supercoppe Europa nel 2003 e 2007, 2 Coppe Intercontinentali nel 2007), 326 presenze e 10 gol di cui una doppietta contro il Chievo nel 2010 avendo un team da sogno intorno fra cui Maldini, Cafu’, Pirlo, Gattuso, Seedorf, Kaka’, RuiCosta, Shevchenko oltre a mister bravi tipo Ancelotti, Allegri e un timoniere come Berlusconi senza contare tutti i trionfi sfiorati con entrambe le squadre.
Nel 2012 lascerà Milanello assieme a Zambrotta, Seedorf, Gattuso, Inzaghi mettendo ufficialmente la parola fine a quel mitico periodo dei diavoli per trasferirsi ai canadesi del Montreal Impact con i connazionali DiVaio, Ferrari realizzando 34 apparizioni in 2 annate e agli indiani del Chennaiyin con cui porterà a casa 6 timbri al suo ultimo anno da calciatore nel 2014.
La storia di Sandro Nesta non è mai stata facile soprattutto per la lunga carrellata d’infortuni a cui ha dovuto far fronte da aggiungere ai cambi di casacca: una spalla malconcia nel 2007 che rischiò di fargli saltare la finale di Atene contro il Liverpool (chiara rivincita per il disastro di Istanbul di 2 anni addietro sempre contro i “reds” in cui una terribile rimonta da 3-0 a 3-3 portò il club meneghino a soccombere dopo i tiri dal dischetto), la schiena in pessime condizioni nel 2009 che gli fece saltare l’intera stagione ad eccezione dell’ultima giornata il 31/5/2009 Fiorentina-Milan 0-2 (giorno del ritiro del partner di reparto nonché capitano Maldini).
“Nesta” è un nome che negli ultimi 2 decenni si è stampato indelebilmente anche fra le stelle della nazionale specie nel periodo 1996-2006: esordisce in Moldova-Italia 1-3 del 5/10/1996 a Trieste e si ritirerà dopo Georgia-Italia 1-3 11/10/2006…in mezzo 78 gare giocate di cui 3 europei: 1996 senza scendere in campo a causa di Sacchi, 2000 a seguito di Zoff con finale persa a Rotterdam contro la Francia campione del mondo al golden-goal facendo parte di un reparto fra i migliori di sempre con Cannavaro-Iuliano-Maldini, 2004 dietro a Trapattoni in condizioni fisiche precarie e 3 mondiali maledettamente sfortunati sul piano personale: 1998 insieme a Cesare Maldini finito alla III° gara dei gironi contro l’Austria causa rottura del ginocchio in un terribile scontro con Pfeifenberger dopo 3 giri di lancetta, 2002 con Trapattoni terminato al II° turno contro la Croazia per un pestone dell’ex compagno Boksic (rimasto impunito) con conseguente infortunio alla caviglia, 2006 con un problema muscolare al polpaccio contro la RepubblicaCeca dell’ex amico Nedved alla III° partita che gli farà saltare la trionfale galoppata conclusa a Berlino con Lippi di nuovo contro la Francia assieme agli ex compagni delle giovanili azzurre Buffon, Cannavaro, Pirlo, Totti, Del Piero, Inzaghi (con cui aveva vinto l’europeo di categoria nel 1996 davanti ai portoghesi).
La storia di un uomo che è caduto tante volte ma si è sempre rialzato, un campione che si è fatto amare sia dai suoi tifosi che dai dirimpettai (cosa molto inusuale specie a Roma più che a Milano), un uomo competente anche da allenatore di varie categorie ed una persona come poche ce ne sono attualmente ma a cui non è mai stato permesso di chiudere il cerchio tornando alla “sua” Lazio da dirigente o tecnico: Alessandro Nesta, la “tempesta perfetta” che ebbe quasi sempre rapporti burrascosi con il derby specialmente a causa dei nemici-amici Totti, Delvecchio, Montella ma non ebbe mai timore delle avversità. 

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