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Le parti sono ferme su un punto d’equilibrio difficile da spezzare

ROMA – L’orgoglio. Difficile metterlo da parte. Cedere all’altro può sembrare un segno di debolezza. Ecco perché Lotito e Inzaghi non hanno ancora trovato l’intesa. Le parti sono ferme su un punto d’equilibrio difficile da spezzare. Un punto sospeso che però necessita di una soluzione. Impossibile andare avanti così. Le lancette del tempo corrono veloci ed entrambi al momento restano fermi ognuno sulle proprie posizioni.

Il numero uno della Lazio non vuole passare per quello che ha ceduto alle condizioni del tecnico. D’altronde Simone è una sua invenzione, vorrebbe un briciolo in più di fiducia e riconoscenza e come ha più volte ribadito: «Inzaghi ha un contratto, non servono trattative». Lui è quello che a Roma si definisce il “manico” e lo fa capire a chiare lettere: «Inzaghi è un patrimonio della società, non ho mai detto che deve andare via. La Juve non me l’ha mai chiesto e conoscendoli non me lo chiederà, una volta ci hanno provato con Keita e avete visto che è andato al Monaco. Uno nella vita chiede le cose che si possono chiedere. La Lazio è un punto d’arrivo». Tradotto: per prenderselo devono usare le armi giuste. I soldi.

Simone ha la percezione che questa squadra sia a fine ciclo dopo tre anni intensi. Le attenzioni della Juve e del Milan lo hanno trasportato in un’altra dimensione. Non vuole restare senza garanzie. Inzaghi sa benissimo che oggi conta quasi esclusivamente la Champions. E lui vuole raggiungerla. Per questo ha chiesto almeno sei acquisti. Giocatori provenienti dal campionato italiano e di sicura affidabilità. Vorrebbe altri Acerbi. Ma non è la sola richiesta: vorrebbe anche un adeguamento contrattuale. Insomma o acquisti o soldi. Anche perché Inzaghi teme che senza gli opportuni ritocchi questa squadra non abbia le giuste motivazioni per andare oltre e si rischia un’annata fallimentare. Simone ha paura di bruciarsi.

Si stanno tirando per la giacchetta. Normale. «Non mi sono mai posto il problema sul fatto che Inzaghi possa andare via. I problemi più importanti in questo momento sono l’organizzazione della rosa e la programmazione. Si vince e si perde tutti insieme. Stiamo parlando perché il nostro programma va da qui ai prossimi anni e lui ha un anno di contratto, non perché se ne andrà» ha ribadito Lotito, premiato ieri al Circolo Canottieri Aniene. Allora è tutto a posto? Niente affatto. Il presidente della Lazio mantiene il suo punto: «Ha un contratto con la Lazio».

LA FRECCIATA – Poi prova a distendere anche il clima: «Tra di noi non c’è attrito» senza risparmiargli una “bottarella”: «Forse qualcuno avrà qualche aspirazione o appetito di qualcos’altro. Come si dice? L’erba del vicino è sempre più verde». Chissà se il riferimento è all’Atalanta più volte citata da Simone nei vari incontri. Il tecnico biancoceleste continua a riflettere pur mantenendo le sue posizioni. Le sirene suonano e distraggono. Venerdì partirà per le vacanze negli Stati Uniti. Vorrebbe continuare a prendere tempo ma per Lotito è impensabile. Tutto si deciderà in questi giorni. Vuole cominciare a progettare il futuro. Ecco perché qualche contatto con altri tecnici c’è già stato. Mihajlovic avrebbe tutte le carte in regola tranne il rapporto poco amichevole con Tare. De Zerbi piace da tempo. Liverani è la novità che solletica. Conceiçao più di una idea. Giampaolo resta sullo sfondo. Il tempo sta per terminare, così come la pazienza del presidente. 

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