
MILANO – A cavallo fra gli anni ’50 e ’60 l’Italia sta vivendo uno dei suoi migliori momenti di sempre a livello economico attraverso il cosiddetto “boom” che consentirà al paese di chiudere ogni contatto con il passato e la guerra. In particolare, Roma rinascerà dalle sue ceneri essendo, assieme a Milano e Torino, il cuore pulsante dell’ottimismo e della voglia di risorgere di quegli anni. Il 19 gennaio 1960, mentre la capitale si preparava ad allestire le olimpiadi dell’estate seguente, in una famiglia di classe media, nascerà un bambino che crescerà giocando a calcio con i suoi coetanei fin dalla tenera età mostrando qualità effimere come la corsa e la resistenza fisica, caratteristiche che gli frutteranno la notorietà da parte dei suoi coetanei nel quartiere di San Basilio, dove crescerà: si chiama Mauro Tassotti e farà la storia prima con la Lazio e poi con il Milan nel ruolo di terzino marcatore e stopper raggiungendo le 583 presenze (diverrà il quinto giocatore più presente di sempre in rossonero dietro a Paolo Maldini, Franco Baresi, Alessandro Costacurta, Gianni Rivera).
Il biennio laziale con Lovati in panchina
La prima squadra con la quale salirà alla ribalta sarà, appunto, la Lazio dell’italo-americano Umberto Lenzini (il presidente che portò i biancocelesti al loro primo scudetto, nel 1973/74), che lo tessera nel 1976 (otterrà il campionato allievi nel 1977 e 1978 oltre alla coppa nazionale Primavera del 1979) per poi farlo esordire, a 18 anni, il 5 novembre 1978 nella trasferta di Ascoli finita 0-0 e la settimana dopo giocherà la sua prima gara professionistica da titolare nel derby casalingo con la Roma (squadra per cui si dice che tifasse da sempre…) che si concluderà sempre a reti bianche; chiude la sua prima annata (1978/79, anche se già l’anno prima aveva fatto parte della rosa senza mai scendere in campo) con 14 presenze in campionato oltre a una in Coppa Italia togliendosi pure lo sfizio di vincere la stracittadina del 18 marzo 1979 con gol di Nicoli per 1-2 in rimonta all’88’. L’annata 1979/80, in cui Tassotti continua ad essere impiegato con continuità dal tecnico Roberto Lovati, è segnata dal primo grande scandalo del calcio-scommesse nella storia del paese: il 23 marzo 1980 la polizia arresta diversi giocatori di varie squadre, fra cui i laziali Cacciatori, Wilson, Manfredonia, Giordano oltre ai milanisti Albertosi e Morini (insieme al presidente Colombo) in seguito alla sfida Pescara-Lazio 2-0 e Milan-Torino 0-2 e il processo sportivo, concluso ad estate inoltrata (25 luglio 1980), decreterà la retrocessione proprio di Lazio e Milan…le 2 squadre che decideranno il futuro di Tassotti, ormai arrivato a totalizzare altre 32 apparizioni (27+5) ma in procinto proprio di trasferirsi a Milanello dopo 47 partite giocate in biancoceleste.
L’inizio in rossonero e la Serie B
Viene annunciato come nuovo terzino del Milan il 1° luglio 1980 e da subito si ritrova ricoprire il posto da titolare con grande continuità al netto di una fama di giocatore fin troppo suscettibile alle provocazioni oltre che capace di lasciarsi andare a gesti di stizza oltre misura: nel 1980/81, con Massimo Giacomini prima, Galbiati poi sulla panchina e il patron Gaetano Morazzoni (subentrato a Colombo), Tassotti vive un anno accettabile con 36 presenze (33+3) e l’immediato ritorno ai massimi livelli…livelli che non reggeranno, visto che nella primavera del 1982, dopo altre 35 apparizioni (24+4+5 in Coppa Mitropa, riservata a chi vinceva i campionati cadetti), la squadra guidata da Luigi Radice (poi rimpiazzato di nuovo da Galbiati) torna in B dopo un controverso Napoli-Genoa 1-1 (da cui nascerà un gemellaggio…) e malgrado una difesa di altissimo livello, fra cui 2 campioni del mondo come Baresi e Collovati (Tassotti-Collovati-Baresi-Maldera); questa è anche la stagione dell’arrivo del presidente Giuseppe Farina, oltre che dei primi 2 derby milanesi giocati dal nostro protagonista: Milan-Inter 0-1 firmato da Oriali il 25 ottobre 1981 e Inter-Milan 2-1 del 7 marzo. Nel 1982/83, ultimo anno di “purgatorio” per i meneghini, il terzino riesce anche a segnare il suo primo gol da professionista (Padova-Milan dei gironi di coppa nazionale in data 22 agosto 1982) totalizzando altri 41 gettoni (32+9) prima di tornare di nuovo in A e chiudere i rapporti con la cadetteria una volta per tutte. Il 1983/84 (anno del suo primo gol in campionato, in un 1-1 in casa della Sampdoria il 26 febbraio), per il Milan guidato da Ilario Castagner, segna il lento inizio di una rinascita che, al momento, culmina con il pari nella stracittadina casalinga chiusa 0-0 il 18 marzo 1984 (primo punto ottenuto da Tassotti contro i suoi cugini) nell’ottavo posto in classifica (miglior piazzamento, fino ad allora, per il protagonista). A partire dal 1984 (primo anno di imbattibilità nei confronti con l’Inter: 2 pari e 2 vittorie fra campionato e coppa nazionale) torna, dopo lo scudetto del 1979, Nils Liedholm, colui che cambierà per sempre la vita di Tassotti donandogli una nuova visione e una nuova cultura del ruolo: lo svedese, all’epoca, era l’unico ad usare la cosiddetta “zona” invece delle marcature a uomo e sceglie il quartetto Tassotti-F. Galli-Baresi-Battistini (durante l’anno esordirà anche un giovane terzino sinistro dal cognome discretamente noto: si chiama Paolo Maldini e completerà il reparto per molto tempo…) per tornare in Europa dopo 6 anni nell’anno del secondo gol di Tassotti (0-1 in trasferta ad Ascoli il 23 dicembre 1984)…l’obiettivo riuscirà alla perfezione (24+10 presenze) e il 24 ottobre arriverà anche la prima vittoria casalinga con l’Inter (2-1). Nel 1985/86 il Milan rischia di sparire: Farina scappa all’estero lasciando la società in condizioni disastrate sul piano economico (addirittura si scopre che la società non ha versato i contributi IRPEF per i giocatori e gli stipendiati non percepivano guadagni da molto tempo) e ci penserà Rosario Lo Verde a traghettare il club fino a marzo, quando l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi (capo delle holding Fininvest e Mediaset) acquista la quota di maggioranza imprimendo la svolta decisiva alla storia rossonera e alla carriera di Tassotti (che arriva a fare altre 28+6+6+2 presenze). Nel 1986/87, dopo la festa all’Arena Civica di Milano, dedicata all’insediamento di Berlusconi previsto in data 18 luglio, Liedholm continua il lavoro iniziato nel biennio passato ma viene esonerato a 5 turni dal termine: al suo posto arriva l’altro ex campione e, al momento, dirigente Fabio Capello…che condurrà i rossoneri al quinto posto, che frutterà lo spareggio UEFA con la Sampdoria a Torino vinto 1-0 ai supplementari con firma di Daniele Massaro al 102′ il 23 maggio (per il nostro protagonista altre 25+4 apparizioni e, ormai, uno stabile posto da titolare).
Berlusconi, Sacchi e gli anni d’oro del grande Milan
Nell’estate del 1987 arriva a Milanello un tecnico che predica un calcio rivoluzionario: si chiama Arrigo Sacchi e giunge dal Parma, squadra che aveva battuto ben 2 volte i “diavoli” l’anno prima in Coppa Italia (0-1 firmato da Fontolan in apertura ai gironi e 0-1 nell’andata agli ottavi con Bortolazzi in gol nel finale prima di chiudere con lo 0-0 casalingo al ritorno) folgorando Berlusconi per il bel gioco espresso (il cui baluardo più importante sarà il libero, Lorenzo Minotti)…nessuno lo può immaginare quando il Milan esce dalla Coppa UEFA al secondo turno per mano dell’Espanyol (unico momento in cui la panchina di Sacchi scricchiolerà a causa di molta diffidenza di vari senatori, fra cui Baresi e lo stesso Tassotti) o sarà estromesso dall’Ascoli negli ottavi di coppa nazionale a gennaio dopo i rigori, ma questa squadra è destinata ad entrare nella storia del calcio mondiale: Tassotti ha, ormai, 28 anni, è diventato il vice del capitano Franco Baresi e il 4-4-2 meneghino, la cui difesa è formata da lui stesso sulla destra, uno fra Filippo Galli o Costacurta in mezzo accanto a Baresi e Maldini a sinistra, impressiona tutto il paese per la voglia di spettacolo che i rossoneri intendono mostrare…ogni settimana cercano sempre il successo più rotondo e parlano di pressing alto, fuorigioco con la difesa alta oltre che in linea, parole nuove per il vocabolario calcistico italiano. Il primo anno è già trionfale: i milanisti rimontano 5 punti di svantaggio nelle ultime 5 giornate a danno del Napoli più forte di sempre (Maradona, Careca, Giordano e Carnevale davanti assieme) e vincono lo scudetto, l’undicesimo, dopo 9 anni (l’ultimo era stato quello con Liedholm in panchina nel 1978/79) per poi conquistare la loro prima Supercoppa Italia (3-1 alla Sampdoria) all’edizione inaugurale del trofeo…Tassotti fa solo il terzino destro e gioca in marcatura assieme allo stopper (ruolo che il buon Mauro ricopre all’occorrenza ma con ottimi risultati) ma, rispetto a Liedholm, Sacchi lo migliorerà al punto da trasformarlo in un’ala aggiunta, oltre che in un giocatore ruvido ma quaasi sempre corretto in fase di contrasto e che salta solo 2 sfide ufficiali (sarà anche la prima volta che il Milan vincerà 2 partite su 2 in Serie A contro i cugini: 0-1 e 2-0) su 40 (28+7+4+1)…è l’inizio degli “anni d’oro” del Milan che farà scuola in tutto il mondo per il suo gioco avveniristico (addirittura Francisco Maturana, tecnico del Nacional de Medellin, primo club colombiano capace di vincere la Copa Libertadores e mister della più forte Colombia di sempre, andrà a vederli con continuità per cercare di rubare qualche tattica rossonera) aggiudicandosi la terza e la quarta Coppa dei Campioni della leggenda rossonera (1989 e 1990…di cui la prima verrà soprattutto ricordata per la semifinale di ritorno Milan-Real Madrid 5-0, dopo l’1-1 dell’andata in cui tutto lo stadio madridista applaudì i milanesi per il loro impianto tattico spumeggiante, e la finale con la Steaua Bucarest a Barcellona chiusa sul 4-0 in seguito a 90 minuti di puro dominio sul campo del Barcellona mentre l’anno successivo toccherà al Benfica soccombere per 1-0 a Vienna) oltre a 2 Coppe Intercontinentali (1-0 a supplementari finiti proprio contro il Nacional de Medellin e 3-0 all’Olimpia Asunciòn) e 2 Supercoppe UEFA (la prima…nell’autunno 1989 vinta a discapito del Barcellona, fu anche il primo titolo sollevato da Tassotti con la fascia da capitano al braccio mentre la seconda arriverà a danno della Sampdoria nel primo derby italiano della competizione) nelle medesime annate (insieme a 4 stagioni consecutive sempre sul podio anche in campionato: dopo il titolo di campioni d’Italia giungeranno il terzo posto nel 1988/89 alle spalle dell’Inter dei record e del Napoli, secondo nel 1989/90 dietro sempre al Napoli e ancora terzo nel 1990/91 preceduti dalla coppia Sampdoria-Inter e a una finale di Coppa Italia persa nel 1989/90 dinanzi alla Juventus perdendo solo 0-1 in casa nell’arco di 180 minuti). Tassotti manterrà sempre una media di 40 partite giocate l’anno (43, 41, 37) realizzando 2 gol nel 1989 (entrambi i timbri contro la Roma…squadra per cui tifava da bambino) e 3 nel 1990 (il suo anno più prolifico: a segno sempre in casa e a discapito di Fiorentina, Cesena e Ascoli).
Capello e l’epoca degli “immortali”
Nella primavera del 1991 (anno in cui la Roma estrometterà i lombardi dalla semifinale di Coppa Italia superandoli 1-0 in casa dopo lo 0-0 maturato in trasferta) il “Profeta di Fusignano” Sacchi lascia dopo aver anche sfiorato il “grande slam” nel 1990 e al suo posto torna Fabio Capello, che riceve un incarico difficilissimo: rivitalizzare lo spogliatoio dopo 4 annate di calcio bello ma estremamente faticoso e maniacalmente ancorato alla tattica…Tassotti non è più un ragazzino (31 anni compiuti) e Capello lo consulta fra i primi per fargli capire che può ancora dare molto al netto di un bilancio pessimo nelle stracittadine (6 gare con appena 2 trionfi e uno 0-0 sempre fuori casa…con 3 batoste su 3 in casa). Capello, rimasto fino al giugno del 1996, riuscirà perfettamente nell’impresa di migliorare, in Italia, il profilo tecnico di Tassotti oltre al Milan intero: il nostro protagonista, con il passare degli anni, ottiene risultati sempre migliori giocando in quella che è, già allora, considerata la difesa a migliore della storia di questo sport a livello mondiale…arriveranno lo scudetto del 1991/92, ottenuto senza sconfitte a discapito della Juventus (8 punti di distacco), quello del 1992/93 (anno in cui Tassotti segna anche il suo unico gol internazionale, nello 0-3 con l’Olimpia Lubiana di Champions League) davanti all’Inter (girone d’andata con 14 vittorie e 3 pari ma con un altro “tris” solo accarezzato), nel 1993/94 e 1995/96 sempre lasciando i bianconeri alle spalle con margini importanti (almeno 3 punti come nel 1994 e al massimo 7 punti come nel 1996) oltre a riportare a casa la Coppa dei Campioni del 1994 a danno del Barcellona (le finali del 1992/93 e 1994/95 le perderanno per mano del Marsiglia e dell’Ajax sempre per 1-0) riuscendo a conquistare la Supercoppa Uefa ancora nel 1994 a discapito dell’Arsenal (0-0 in Inghilterra e 2-0 in Italia…In mezzo vi saranno anche tante batoste come la semifinale di Coppa Italia persa contro la Juventus nel 1992 (0-0 a Milano, 1-0 a Torino) e quella contro la Roma nel 1993 (sconfitta 2-0 a Roma e vittoria solo per 1-0 in Lombardia) ma sempre con la costante della Supercoppa Italia ottenuta con regolarità (2-1 al Parma, 1-0 al Torino e 1-1 risolto ai rigori per 4-3 a scapito della Sampdoria). Più che i trofei, però, sarà il complesso a fare scalpore, un complesso in cui la difesa, malgrado i cambiamenti continui davanti e la rosa sempre più lunga da centrocampo in su, vede come protagonisti sempre gli stessi 4 in difesa davanti al nuovo estremo difensore Sebastiano Rossi (che stabilirà il record, poi battuto da Buffon nel 2016, di 929 minuti di imbattibilità nel corso del 1993/94: da Milan-Cagliari 2-1 del 19 dicembre 1993 a Milan-Foggia 2-1 del 27 febbraio 1994): Tassotti-Costacurta-Baresi-Maldini contribuiscono a dare vita a una striscia di 58 partite consecutive senza perdere (da Milan-Parma 0-0 del 26 maggio 1991 a Milan-Parma 0-1 del 21 marzo 1993), subiscono pochissime ammonizioni, concedono poche punizioni e non subiscono mai, o quasi, rigori contro…il ciclo di quelli che sono conosciuti, ormai, come gli “immortali” sembra non avere fine e Tassotti è uno dei pilastri della squadra, un club che fa incetta di trionfi dovunque, tranne nei derby (in 16 confronti l’Inter vincerà solo 5 volte, 7 i pari e appena 4 le gioie…a dimostrazione di complicata sfida fosse la gara fra le compagini più importanti della Lombardia ma con un’imbattibilità rossonera durata dallo 0-1 firmato Berti del 18 novembre 1990 all’1-2 di Coppa Italia del 12 ottobre 1994: 9 derby di totale egemonia). In particolare, la soddisfazione che il nostro eroe si porterà dietro con maggiore gioia è datata mercoledì 18 maggio 1994: il Milan va ad Atene per affrontare lo strafavorito Barcellona di Johann Crujiff per giocarsi la quarta finale di Coppa dei Campioni della gestione Berlusconi…Baresi è stato ammonito da diffidato in semifinale contro il Monaco mentre Costacurta si è fatto espellere malgrado il risultato fosse già in ghiaccio per 3-0; Capello, che da 3 anni, ormai, aveva fatto della difesa bassa ma con fuorigioco fulmineo e dello speculare sull’attacco per rinforzare centrocampo e difesa, schiera Tassotti capitano a destra per bloccare le avanzate di Beguiristain, Filippo Galli e Paolo Maldini centrali per fronteggiare la coppia Romario-Stoichkov mentre il giovane Panucci se la deve vedere con Amor…finisce 4-0 per i rossoneri dopo una partita magistrale di tutti gli 11 in campo e Tassotti, che ancora non lo sa, solleva al cielo la sua prima, ultima ed unica Coppa dei Campioni con la fascia al braccio.
L’ultimo triennio e il ritiro
Con l’addio di Capello, all’indomani dello scudetto del 1995/96, ovvero il quinto vinto da Tassotti e il quarto negli ultimi 5 anni ottenuto dal Milan, si capisce che qualcosa sta cambiando…e infatti il terzino si rende conto, a ormai 37 anni fatti, che è giunto il momento di chiudere con il mestiere di calciatore per mettersi a studiare da tecnico: il primo giugno 1997 gioca la sua ultima partita a San Siro, nello stesso giorno della addio di Franco Baresi, quello che per lui era stato più di tutti un fratello e una guida…contro il Cagliari, il Milan, giunto undicesimo in campionato dopo aver fallito ai gironi di Champions oltre che ai quarti di Coppa Italia, vede Baresi ancora da libero e Tassotti da centrocampista centrale ma la partita termina con la vittoria per 0-1 dei sardi con gol di Roberto Muzzi dopo l’avvicendamento del duo Tabarez-Morini e il ritorno di Sacchi in panchina. Il bilancio finale di Tassotti, che il 13 febbraio aveva dovuto anche affrontare il dolore per la morte della moglie Antonella Peraboni (deceduta per un cancro dopo aver sposato il calciatore nel maggio 1986) dopo 11 anni di matrimonio e 2 figli avuti assieme, con la maglia rossonera ci parla di 583 gettoni di presenza fra tutte le competizioni e con un palmares ricco come pochi altri…con l’addio suo e di Baresi la fascia di capitano passerà a Maldini e il vice diverrà Costacurta, che da quel momento faranno da chioccia ai nuovi rinverdendo i trionfi già vissuti dall’inizio della gestione di Berlusconi (diventato, intanto, anche uomo politico e presidente del consiglio dei ministri proprio nel momento di massimo splendore della squadra, nella primavera del 1994).
Gli anni da vice tecnico
Subito nel 1997 il vice presidente Adriano Galliani lo tessera per fare l’allenatore della Primavera e Tassotti vi resterà fino alla primavera del 2001 (ottenendo il Torneo di Viareggio nel 1999 e 2001), quando diventerà il secondo di Alberto Zaccheroni, Cesare Maldini, poi di Fatih Terim…il decollo definitivo arriva nel 2002, quando Carlo Ancelotti, suo compagno sotto la gestione Sacchi e all’inizio del ciclo di Capello nel ruolo di regista di centrocampo, prende le redini della prima squadra fino al 31 maggio 2009, giorno dell’addio di Paolo Maldini (Alessandro Costacurta aveva già smesso nel 2007): con il duo Ancelotti-Tassotti in panchina il Milan vincerà la Coppa dei Campioni nel 2002/03 e 2006/07 (contro Juventus e Liverpool), 2 Supercoppe Europa (dinanzi a Porto e Siviglia) e la Coppa Intercontinentale nel 2007 (a danno del Boca Juniors) oltre allo scudetto del 2003/04 a danno della Roma, alla coppa nazionale del 2002/03 sempre a danno della Roma e la Supercoppa Italia 2004 arrivata a spese della Lazio. Nell’estate del 2009 arriva un altro ex giocatore, il brasiliano Leonardo, che verrà esautorato nell’estate del 2010 e Tassotti ne farà le veci fino all’arrivo di Massimiliano Allegri, che porterà i milanesi allo scudetto del 2010/11 e alla Supercoppa Italia nello stesso anno sempre a scapito dell’Inter. Farà il vice anche sotto le gestioni di Clarence Seedorf, Filippo Inzaghi riuscendo, comunque, a dirigere da massimo tecnico il Milan per una sola partita (gli ottavi di Coppa Italia Milan-Spezia 3-1 del 15 gennaio 2014, 2 giorni dopo l’esonero di Allegri). Nel luglio del 2016, dopo aver fatto pure l’osservatore per i giovani talenti del vivaio milanese, rescinde il contratto che scadeva nel 2017 e lascia Milanello dopo 36 anni per andare a seguire Andrij Shevchenko alla guida dell’Ucraina in occasione delle qualificazioni del mondiale 2018 e dell’Europeo 2021 (dove gli ex sovietici verranno sconfitti dall’Inghilterra futura finalista, per 4-0, a Roma nei quarti di finale…ad ora record per il paese nel torneo continentale e miglior risultato di sempre dopo i quarti ottenuti ai mondiali di Germania 2006 sotto la guida di Oleg Blochin). Da luglio 2021 è diventato il secondo di Andrea Dossena (ex ala sinistra di Liverpool e Napoli) alla guida del Ravenna in Serie D.
La Nazionale
Mauro Tassotti, ad oggi, detiene il record di secondo esordiente più vecchio nella storia della Nazionale alle spalle di Emiliano Moretti…dopo aver collezionato 9 presenze e un gol nell’Under-21 fra il 1979 e il 1982, altre 22 apparizioni e 2 timbri con la selezione olimpica, ottiene di poter giocare per la prima squadra dal 14 ottobre 1992, in occasione della sfida con la Svizzera di scena a Cagliari per le qualificazioni ai mondiali statunitensi del 1994 a 32 anni già fatti (2-2 con errori grossolani da parte della difesa nostra, malgrado ottimi interpreti) e con Arrigo Sacchi a dirigere dopo l’addio al club di Via Turati. Scenderà in campo nella vittoriosa trasferta con il Portogallo del 24 febbraio successivo e farà parte del gruppo che giocherà le ultime 3 amichevoli prima della Coppa del Mondo oltreoceano (Finlandia, ancora Svizzera e Costarica). Alla partenza del mondiale Tassotti è titolare nella sfida del 18 giugno 1994 Italia-Irlanda 0-1, valevole per l’esordio azzurro, in cui Sacchi manda in campo tutta la difesa milanista ma il terzino destro non ripaga la sua fiducia e finisce in panca, subissato dall’emergente laterale del Parma Antonio Benarrivo, fino ai quarti di finale del 9 luglio, quando giocherà contro la Spagna a Boston la gara vinta dai nostri per 2-1 con rete di Roberto Baggio all’88’ (Dino Baggio ci aveva già portati avanti al 25′ ma Benarrivo aveva deviato in rete l’1-1 di Caminero al 58′)…nel recupero, concitatissimo, Tassotti molla una gomitata in pieno volto al centravanti Luis Enrique rompendogli il setto nasale e anche qualche dente ma nessuno si accorgerà dell’accaduto sul momento; la sanzione: 8 giornate e fine, di fatto, della carriera in nazionale oltre che del torneo, grazie alla prova TV.
Il bilancio cittadino di una carriera ricca di successi
In 36 derby giocati ha ottenuto 11 vittorie, 14 pari e 11 sconfitte pur regalando sempre prestazioni degne di nota al pubblico milanese intero, che ancora oggi, lo ricorda con immutato affetto da un lato e profondo rispetto dall’altro…una carriera costellata di successi ma affrontata sempre con la sobrietà di un milanese pur avendo natali romani ma resa indimenticabile da discese sulla fascia continue, marcature asfissianti e il traguardo di essere fra i primi 5 giocatori per importanza della storia del Milan: 4 su 5 erano i “mostri sacri” della difesa degli anni ’90 che fece scuola in Italia ed in Europa. Si potrebbe dire ancora molto, ma ci basta sapere che stiamo parlando di Mauro Tassotti, il milanese nato a Roma.

