
GENOVA – Quando si parla della storia del calcio italiano si tende a sottolineare sempre più spesso i soliti nomi: Juventus, Inter, Milan o Roma, Lazio, Napoli, Fiorentina senza pensare che la costanza non fa sempre la storia e non riempie nemmeno del tutto i cuori degli appassionati.
Per il prossimo turno (salvo rinvii o imprevisti) la gara che esprimerà maggiore fascino non sarà quella dal nome maggiormente altisonante ma quella con più fascino ripensando a ciò che fu, che è stato e che è sarà sicuramente Sampdoria-Roma, una storia fatta d’affetto e passione.
Questa gara iniziò a disputarsi come una delle più recenti nel nostro paese ma vide subito delle somiglianze che poi si ripeteranno nel futuro: siamo a Genova nel 1946 e l’Italia è ancora in ginocchio dopo la guerra quando viene alla luce la società blucerchiata dalla fusione del 12/8 fra 2 delle 3 compagini pre-esistenti assieme al genoa…la Sampierdarenese con l’AndreaDoria; l’accordo arrivò dal fatto che una non avesse i fondi per iscriversi al campionato mentre l’altra aveva in conti apposto ma era stata esclusa per altre ragioni. Il destino della nascita tramite un’unione in un singolo simbolo era già stato pure quello della Roma nel 1927 grazie a 3/4 delle squadre capitoline ad eccezione della Lazio ma da quel momento i confronti diretti saranno solo per normali partite di campionato facendo pensare che, a parte 1 Scudetto (1941/42) con 2 Coppe Italia (1963/64 e 1968/69) ed 1 Coppa delle Fiere (1960/61) dei giallorossi, fino a fine anni ’70 questa fosse una normale disputa come tante altre facendo da palcoscenico a doppi ex come Loris Boni (campione dimostratosi avente un cuore d’oro specialmente in occasione della tragedia del Ponte Morandi il 14/8/2018 quando lanciò una raccolta fondi per vittime e sfollati tramite magliette recanti il proprio nome, la propria foto, lo stemma blucerchiato) anche se la storia sta per cambiare radicalmente…
E’ il 1979 quando un petroliere romano di fede laziale chiamato Paolo Mantovani prende in mano la Samp in Serie B decidendo di dare un nuovo volto a quella piccola provinciale schiacciata dai dirimpettai (vincitori di 9 tricolori ed 1 coppa nazionale dal 1900 al 1937) oltre che dalle altre “metropoli del pallone” ma non sa che anche nella capitale un costruttore edile assai famoso ha avuto la stessa idea per il club dei lupacchiotti: si parla di Dino Viola e vuole fare le cose in grande…è l’inizio di un periodo d’oro per ambo le parti in cui Sampdoria e Roma scaleranno le marce andandosi a porre come antagoniste principali dei grandi team oltre a dare vita a sfide e storie romantiche in un decennio pieno di speranza per tutto il paese come quello degli anni ’80: si parta dal fatto che gli uomini scelti per il salto di qualità saranno stranieri e corrisponderanno a Boskov nel 1985 (futuro tecnico romanista nel 1992/93) e Liedholm proprio nel ’79; da subito i giallorossi conquisteranno lo stesso numero di trofei ottenuti in 52 anni di esistenza intanto che i genovesi costruivano pazientemente la propria creatura…la prima volta che Sampdoria-Roma arriverà a contare per un trofeo sarà nel giugno 1986 con la finale di Coppa Italia in cui i romani rimonteranno il 2-1 dell’andata portando a casa un 2-0 che inasprirà pesantemente la rivalità (già latente fra le tifoserie fuori degli stadi in quegli anni specie per la triangolare amicizia Roma-Genoa-Napoli) stemperata solo parzialmente dal rispetto reciproco per la signorilità dei presidenti; è questa l’epoca del brasiliano Falcao, del britannico Souness, dei miti di entrambe le tifoserie Vierchowod (unico capace a vincere lo scudetto con entrambe le maglie), Cerezo (fuoriclasse sfortunatissimo a causa della doppia sconfitta in finale di Coppa dei Campioni con entrambi i club), Carboni, Salsano e dei capitani DiBartolomei, Pellegrini oltre che dei bomber Pruzzo, Voller e dei “gemelli del gol” Mancini-Vialli. Dal 1986, però, finì l’epopea dei romanisti (1 tricolore del 1983 sommato a 4 coppe nazionali del 1980, 1981, 1984, 1986) per far posto a quella dei Sampdoriani: 8 anni di trionfi fra cui il mitico scudetto del 1991 (ultimo titolo conquistato fuori dal triangolo Torino-Milano-Roma), le coppe di lega nel 1985, 1988, 1989 ma i 2 episodi che consacreranno questa a classica del calcio italiano di inizio anni ’90 saranno la Coppa Italia nell’anno dello scudetto ligure con un’ulteriore festeggiamento nella capitale pure se il cerchio si chiuderà appena 60 giorni dopo con il I° trionfo dei genovesi in Supercoppa.
Quando Viola morirà il 19/1/1991 e Mantovani lo seguirà il 14/10/1993 si avrà la netta sensazione che sia finita una storia irripetibile (entrambe, negli anni dei rispettivi lutti, chiuderanno i propri cicli così come erano stati iniziati: con la vittoria della Coppa Italia) soprattutto pensando al fatto che da lì in avanti la Doria passerà più tempo in cadetteria che ai massimi livelli se si esclude la Coppa Italia del 1994 (nel cui confronto diretto ai quarti esordirà pure Francesco Totti da titolare, lo stesso Totti che nel 1997 rischierà più che mai di andarsene da Roma proprio per approdare a Genova causa una serie di disguidi con mister Carlos Bianchi) e la Roma vedrà gli spettri del fallimento riscendo a rialzarsi solo all’alba del 2000 con l’effimera leggenda di Sensi&Capello prima e Spalletti poi che porterà a 5 titoli vinti in contrasto con la finale di coppa nazionale persa dai sampdoriani guidati dal neo-imprenditore Garrone nel 2009 ai calci di rigore contro l’altro club della capitale: la Lazio…finale seguita, l’anno dopo, da un Roma-Sampdoria 1-2 che condannò i giallorossi a perdere uno scudetto quasi vinto in favore dell’Inter ed a inacidire drasticamente i contatti fra i club oltre a rovinare i rapporti fra un ex romanista come Cassano con i suoi ex compagni
Lo splendore di Sampdoria-Roma trova un ulteriore, seppur doloroso, punto di contatto nel fatto che tutte e 2 si sono scontrate con finali europee che le hanno viste soccombere sotto destini crudeli al cospetto di squadre con minore romanticismo ma maggiore tradizione e cinismo: per la Roma si trattò del 22/5/1991 nella doppia gara di Coppa Uefa tutta italiana contro l’Inter per differenza reti oltre che, soprattutto, del 30/5/1984 in Coppa dei Campioni contro il Liverpool in casa ai calci di rigore…destino ripetutosi nei supplementari di “Wembley” il 20/5/1992 fra Barcellona e Samp, stessa sorte infame della finale del 1989 sempre contro i catalani in Coppa delle Coppe a Berna (parzialmente riscattata dal trionfo l’anno dopo nel medesimo torneo contro l’Anderlecht) o della Supercoppa Europa persa nel 1990 contro il Milan (I° e unica edizione fra 2 squadre della nostra penisola).
Negli ultimi 9 anni questa è sembrata essere tornata una gara di calibro mediocre malgrado grandi giocatori dal doppio passato tipo Cassano stesso contando pure dirigenti non di I° caratura sui livelli di Ferrero o Pallotta…la speranza è che presto o tardi si apra uno strano portale dimensionale da cui esca una nuova generazione di nobiluomini assieme a tanti fuoriclasse che possa rinverdire i fasti di una storia così piena d’affetto e di passione come quella fra le curve più veraci e passionali di Genova e Roma: Sampdoria-Roma, un libro pieno di romanticismo.
