Entusiasmo delle neo promosse, lavori di adeguamento e prezzi più accessibili: da Pescara a Cagliari, da Bergamo a Crotone, la gente torna sugli spalti. Bollino nero a Roma e Milano. In calo anche Napoli, Palermo e Firenze
ROMA – Stadio Olimpico? Meglio l’Adriatico. Non è una provocazione, ma un dato di fatto. I grandi palcoscenici continuano inesorabilmente a registrare drammatici crolli del numero di spettatori. La provincia al contrario sorride.
ENTUSIASMO, STADI E PREZZI: VIVA LA PROVINCIA – La serie A ripartirà addirittura con due sold out: a Pescara e allo Juventus Stadium non c’è posto per nessuno che non abbia già comprato un biglietto. O quasi. Che gli stadi della serie A siano ogni anno più vuoti non è vero. Non più, o non tutti. Nel calcio d’élite c’è chi brinda a stadi pieni e incassi raddoppiati. Prendete proprio il club abruzzese: allo stadio Adriatico hanno registrato, grazie alla promozione in serie A, un’impennata di tessere. Più 131 per cento, recita il dato effettivo alla sosta del campionato, il miglior rialzo del campionato. Vuol dire che in un anno i pescaresi disposti ad abbonarsi sono diventati più del doppio, nonostante l’addio a Lapadula. E dopo il tutto esaurito all’esordio contro il Napoli nel weekend il presidente Sebastiani brinderà al bis per Pescara-Inter. Crotone e Cagliari, pure loro sullo slancio del salto tra i grandi, hanno toccato un incremento del 58 % degli abbonamenti. La curiosità è che 5.800 calabresi hanno scelto di fidelizzarsi anche senza sapere quando potranno rientrare al lo Scida (lo faranno a meno di sorprese dalla prossima in casa, il 18 settembre, grazie agli interventi del comune sul vecchio impianto). A Cagliari invece ha contribuito, oltre all’entusiasmo della piazza, il prezzo delle tessere stagionali: dai 220 per una curva (non pochissimo) ai 770 euro per le tribune. Solo quelle dell’Atalanta costavano meno in tutta la serie A. E infatti Bergamo è un’altra provincia felice e con abbonamenti in crescita. A Udine si godono invece l’effetto stadio: Il Friuli rinnovato e ipertecnologico ha garantito una crescita del numero delle tessere superiore al 5 %. Pure Bologna, nonostante una campagna acquisti al di sotto delle attese dei tifosi, registra un aumento simile negli spettatori stagionali.
BIGLIETTI CARI E SICUREZZA: METROPOLI SEMPRE PIU’ VUOTE – Discorso diverso se si parla invece delle metropoli. Il disco rosso del tifo che non c’è (più) illumina soprattutto la capitale: la Lazio, con appena 4mila abbonati e spicci, segna il crollo più netto d’Italia, -72%. Colpa delle contestazioni a Lotito. Ma anche delle misure sempre più restrittive dell’Olimpico: barriere nelle curve, scanner facciali, no-parking area: non è certo un caso se pure la Roma registra un crollo netto – un quarto di tessere in meno – in appena dodici mesi. Metteteci pure i prezzi (negli ultimi 5 Roma e Lazio hanno incrementato rispettivamente del 24 e del 15 % il costo delle curve, contro il 14 e 10 per cento delle tribune “top”), e il gioco è fatto. L’esodo dagli stadi delle grandi città però non è un fattore esclusivamente romano: il Milan ha perso il 38% degli aficionados, anche a causa del solito mercato di ripiego e della telenovela societaria risolta soltanto poche ore fa. Palermo, in linea con l’umore decadente del presidente Zamparini, ha perso il 36% delle tessere. Napoli quasi il 20, e per un club che ha speso più di 100 milioni sul mercato (pur perdendo Higuain) fa sensazione. Flessione, seppure più contenuta, anche a Firenze. Genova e Torino sono spaccate a metà: Genoa e Toro, storicamente le piazze più popolari, perdono fedelissimi. Samp e Juve crescono ancora: il +10 % dei blucerchiati, nonostante gli addii di Soriano e Correa e la grana Cassano, è una medaglia che incorona la sguaiata gestione Ferrero.

