Il presidente Figc fa capire che sono finiti i tempi degli ingaggi d’oro: “Ricordo i grandi risultati del 1982 e 2006, abbiamo sempre vinto con la scuola federale. Ma non sono solo io a decidere”
MILANO — “Nel 2014 abbiamo fatto un contratto biennale con Antonio Conte, si sapeva che aveva validità di due anni. Abbiamo stipulato un accordo quadriennale con la Puma sperando che restasse, ma sapevo che la scadenza era vicina e che l’impegno assunto era biennale”. Così il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, parlando ai microfoni di “Radio Anch’io Sport” su RadioUno dell’addio alla Nazionale di Antonio Conte dopo l’Europeo di giugno. “Noi abbiamo rispettato gli standard Fifa, Conte ha richiesto legittimamente anche di più, l’Europeo è un campionato difficilissimo – spiega il numero uno della Federcalcio, che non motiva la fine del rapporto con Conte per i problemi relativi agli stage -. Credo senta il bisogno naturale di sentire il profumo del campo, dello spogliatoio, della quotidianità: è questo che lo ha fatto passare ad una grande società (il Chelsea, n.d.r.)”.

