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Biava: “Diamo tempo ai giovani, la Lazio può uscire dalla crisi”

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Vent’anni di carriera, di cui 4 dedicati alla Lazio. Giuseppe Biava è stato una colonna della difesa biancoceleste e ha detto addio al calcio al termine della scorsa stagione all’Atalanta. Il bergamasco è intervenuto oggi ai microfoni di Lazio Style Radio, per raccontare il suo passato, ma anche per esprimere un giudizio sul momento attuale che sta vivendo il gruppo di Pioli.

Otto sconfitte di fila col Genoa, la sconfitta del San Paolo: cosa si può dire poi in un momento del genere?
“Il Genoa, anche quando c’ero io, era diventata la nostra bestia nera. Ma c’è tutto per rimediare: in casa la Lazio ha sempre fatto il suo. Forse deve migliorare fuori, ma ha la scusante delle assenze di giocatori molti importanti. Anche la Juve ha accusato molto la cessione di tre giocatori importanti come Tevez, Pirlo e Vidal”.

Come si superano questi momenti?
“A Roma come in altre piazze, si fa fatica ad uscirne. L’uscita dalla Champions League ha lasciato qualche scorie, facendo perdere qualche certezza. Però la squadra c’è, ha comprato giovani buoni. Il problema è stato il preliminare che ha tolto certezze alla squadra di Pioli”.

Che consigli daresti ai giovani?
“Bisogna dare tempo a questi ragazzi di inserirsi. Non tutti lo fanno immediatamente, magari come ha fatto Hernanes, ma bisogna aspettarli e dargli il tempo di ambientarsi. Le qualità ci sono e la Lazio ha fatto bene a puntare su di loro”

Ti avrebbe fatto piacere giocare con de Vrij?
“Già mi era piaciuto al Mondiale, si vedeva che aveva qualcosa in più rispetto agli altri nonostante l’età. L’anno scorso è stato uno dei migliori difensori del campionato italiano. Quest’anno ha avuto qualche problema, ma quando tutto il gruppo non gira non è facile. Sì mi sarebbe piaciuto perché quando giochi con giocatori bravi è sempre piacevole. Certo, con Dias mi sono trovato benissimo. Insieme abbiamo formato una bellissima coppia”.

Un pensiero sulla crisi attuale?
“La Lazio ha tutte le qualità morali e tecniche per uscirne. Tutto dipende dalla testa: siamo solo alla quarta giornata, c’è tempo di recuperare. Anche lo scorso anno non sono partiti bene, ma poi hanno inanellato una serie di vittorie consecutive che ha fatto cambiare volto alla stagione. Sarebbe prematuro dire che è una stagione fallimentare”.

Come l’anno di Ballardini?
“Se penso a quel periodo lì, era stata dura nonostante eravamo una buona squadra. Probabilmente la fiducia era sotto i piedi, si faceva fatica a giocare. Poi l’arrivo di Reja ci ha risollevato e piano piano ne siamo usciti”.

Con la fiducia però tutto cambia…
“Sfiorammo la Champions mantenendo la stessa formazione, con il solo innesto di Hernanes. Quando la testa cambia, gira tutto. Sono annate: nascono male, finiscono male e viceversa. Spero che il caso negativo non sia quello della Lazio”.

Lo scorso anno sei tornato all’Olimpico per la prima volta da avversario. Quale effetto?
“Sarebbe stato il mio sogno giocare all’Olimpico, però il mister non mi ha fatto entrare. Mi bastavano anche cinque minuti alla fine, visto che stavamo perdendo 3-0″.

Perché l’Atalanta non ti ha rinnovato il contratto?
“Peccato perché mi sentivo di poter dare qualcosa ancora. Gli anni alla Lazio mi hanno fatto sentire giocatore, perché ho giocato una grande piazza. Ho vinto la Coppa Italia, il mio unico trofeo alzato in carriera. Poi vinto contro la Roma è il mio scudetto personale. Sono contento di quello che ho fatto, ho dato tutto e ora mi concentrerò su altre cose: voglio fare l’allenatore e spero che qualcuno mi possa dare la possibilità di partire con i giovani, perché voglio fare la gavetta prima”.

Cosa ti manca di Roma?
“Parecchie cose: giocare all’Olimpico davanti ai nostri tifosi, i derby…Sono stato bene, nella mia mente rivivo i miei ricordi più belli e ne ho passati molti. L’apice è stata la vittoria della Coppa Italia: lì penso di aver fatto una delle miei miglior partite in biancoceleste. Tutte le volte che guarderò la Lazio, penserò sempre alle imprese compiute con la maglia biancoceleste”.

A quale gol sei più legato?
“Per noi difensori che facciamo pochi gol, sono quasi tutti belli. Forse quelli decisivi sono quelli che ti rimangono più dentro. Ma ricordo anche il gol di tacco col Palermo, oppure il primo fatto all’Olimpico”.

E un salvataggio?
“Qualche salvataggio l’ho fatto (ride)! Però uno specifico con la maglia della Lazio non mi viene in mente”.

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