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Niente scontri nè tafferugli: Daspo per 5 tifosi, fermati 10 supporter stranieri ubriachi

E’ stato il derby del silenzio, “il più brutto della storia” secondo i tifosi della Roma e della Lazio che hanno deciso di disertare le curve e a stare alla larga anche dalla zona dell’Olimpico. L’evento, blindatissimo, si è chiuso senza scontri e con il Daspo per 5 tifosi. Sono stati un migliaio gli agenti che hanno presidiato la zona “rossa” per evitare incidenti e tafferugli delle tifoserie stavolta alleate – ma non è un inedito – nella protesta dura contro le nuove barriere volute dal prefetto Franco Gabrielli a dividere la Sud e la Nord.

Il pre-partita è filato via tranquillo: all’alba ci sono state perquisizioni domiciliari a casa di alcuni ultrà giallorossi e biancocelesti, considerati tra i più attivi del tifo organizzato ma anche l’afflusso allo stadio Olimpico è stato regolare. I cancelli sono stati aperti alle 13 sotto il controllo delle forze di polizia schierate in un cordone tra la zona Nord e sud dello stadio, ai tifosi è stato chiesto di buttare via persino le sciarpe con parolacce d’insulto nei confronti dei “cugini”. “Una domenica ecologica”, hanno ironizzato i supporter davanti ai tornelli. A piazza Mancini si sono visti gli esponenti dei “fedayn”, storico gruppo della Sud giallorossa sin dagli anni ’70; mentre i laziali si sono fermati a ponte Milvio.

Messi sotto stretta osservazione, identificati e monitorati passo passo, anche i supporter arrivati dall’Inghilterra: una quarantina di “Hammers” (sostenitori del West Ham) che si sono uniti ai laziali, con cui sono gemellati, e ad altri ultras del Wisla Cracovia e del Real. Gli agenti hanno rintracciato 10 tifosi, inglesi e norvegesi, ubriachi, in possesso di regolare biglietto, accompagnati per accertamenti negli uffici di polizia e sanzionati per ubriachezza molesta.

E’ arrivato anche il Daspo per cinque tifosi. “Nei pressi dello stadio è stato fermato un tifoso laziale perché stava bruciando una sciarpa della Roma”, fa sapere la Questura precisando che per questo motivo gli è stato comminato il Daspo. “Stesso provvedimento per altri quattro tifosi di cui due romanisti, sorpresi a scavalcare, e due laziali, per l’accensione di fumogeni, denunciati anche all’autorità giudiziaria”, continua la Questura. Sanzionati invece amministrativamente altri due tifosi. Uno perché trovato senza biglietto e l’altro perché seduto sul parapetto. Sono in totale 20 invece i tifosi fermati ed identificati durante le operazioni di monitoraggio preventivo degli stranieri, di cui si era appreso l’arrivo grazie alla collaborazione con le polizie internazionali.

Le bonifiche intorno all’Olimpico erano partite già sabato 7 novembre, rimossi i veicoli in sosta, i cassonetti e i cestini dei rifiuti. Era stato bloccato il traffico, eccetto residenti, taxi e ambulanze, dalle 12 in alcune strade. Soppresse pure tre fermate dell’ATAC tra largo Maresciallo Diaz e l’aula bunker. In azione sono entrati un migliaio di uomini tra reparti mobili, pattuglie in abiti civili, squadre di artificieri, unità cinofile e polizia fluviale. A monitorare le operazioni dall’alto gli elicotteri. Sorvegliati speciali ponte Milvio, raduno abituale dei laziali, e ponte Duca d’Aosta, spesso teatro di incidenti prima e dopo i derby.

Circa cinquecento romanisti si sono invece ritrovati all’hotel Rome Cavalieri Hilton, a Balduina, per sostenere la squadra: “Questa curva non si divide” il coro lanciato dai tifosi, insieme ad altri contro Gabrielli, la Digos e il presidente James Pallotta rimasto a Boston per il progetto stadio. Srotolati anche alcuni striscioni: “Non chiamatelo derby”, “Fuori per dignità e rispetto della storia, che il nostro grido vi porti alla vittoria”.

Polizia e carabinieri hanno presidiato il cortile dell’albergo a cinque stelle. La squadra, prima della partita, era uscita dall’hotel per un saluto a distanza: in prima fila davanti al resto del gruppo Daniele De Rossi, Alessandro Florenzi, Morgan De Sanctis, Edin Dzeko. Dopo un giro della rotonda e un lungo e reciproco applauso i calciatori erano rientrati in albergo. E gli ultrà erano rimasti lì fino all’uscita del pullman di Garcia and co. Poi si erano spostati in massa nei pressi dei campi sportivi in via Vincenzo Bona, zona Tiburtina, per seguire tutti insieme il match, come in una Sud fuori dalla curva.

Nella notte, per protesta, uno striscione con la scritta “No barriere, diffide e provocazioni” è stato appeso sul cavalcavia di Corso Francia tra fumogeni rossi e gialli, come riporta il sito Sportpeople.net. E altri sono apparsi sui ponti di Roma come quello che, riprendendo la canzone di Fabrizio De André “Nella mia ora di libertà”, recita: “Di respirare la stessa aria di un celerino non mi va, perciò ho deciso di rinuciare ai miei 90 minuti di libertà”.

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