Il tedesco saluta l’Olimpico da miglior marcatore straniero del club, ma la sua rete non basta a evitare la sconfitta con la Fiorentina: 4-2
ROMA – «Danke Miro», urla il popolo laziale, i trentamila dell’Olimpico salutano il loro campione che in cinque anni ha regalato magie e tante reti. Sì, proprio «Mito» Klose, quello che raccoglie i palloni con i magazzinieri a fine allenamento, quello che ha il record di reti con la maglia della Germania e delle fasi finali dei mondiali, quello che in cinque anni di Lazio ha lasciato un segno indelebile per professionalità e dedizione alla causa. Inutile ricordare qualche fuga a Monaco per curarsi, unica macchia della sua esperienza romana, per il resto solo applausi. Tanti striscioni, uno indimenticabile con la forma del pacchetto di sigarette: «Klose nuoce gravemente alle difese».
IL SALUTO INIZIALE – Vola Olympia, show perfetto, poi entra Miro e lo stadio si scalda. Sono le 20.40, ad accoglierlo un corridoio pieno di bambini che gli battono il cinque. È commosso, parte il coro «c’è l’abbiamo solo noi Miro Klose gol», arriva in mezzo al campo il presidente Lotito e subito partono i cori di contestazione attenuati dalla presenza del tedesco. Lo raggiungono i due gemelli Noah e Luan, il papà li abbraccia teneramente poi prende il microfono e pronuncia poche ma toccanti frasi: «Buonasera a tutti (sembra Ratzinger, ndr), è stato un onore indossare la maglia della Lazio, vi auguro per il futuro tutto quello che vi meritate. Siete incredibili». Passa e chiude ed è già tanto per chi lo conosce bene. Poi la premiazione da parte di Lotito subissato di fischi (il presidente stizzito si rivolge alla curva con un gesto eloquente, un «vaffa» ben visibile da tutti). Ma l’incredibile sta per accadere, Miro si lascia scappare una lacrimuccia che vale più di tante parole.
IL POKER DELLA FIORENTINA – Corricchia il tedesco, la Lazio passa subito in vantaggio con un gol strepitoso di Lulic, proprio Miro tenta un dribbling in area di rigore ma fallisce il gol del raddoppio. Smista palloni, fa sponde, si diverte come al solito a mandare in porta Keita. Ma è solo un’illusione che dura pochi minuti, la Fiorentina reagisce e pareggia con merito alla mezz’ora: Vecino fa secco Marchetti di precisione. Klose si sgola, invita la squadra a guadagnare campo ma l’assenza di Biglia pesa come un macigno. Bernardeschi non si fa commuovere e porta avanti la Viola e addirittura Tello cala il tris sul finire di un primo tempo da libro degli orrori. Ripresa in fotocopia aperta dalla traversa di Bernardeschi, solo Klose e Keita provano a dare la scossa ma il giovane portiere Lezzerini stoppa ogni tentativo di rimonta. Anzi c’è tempo per un altro gol di Vecino e un’unica certezza: per fortuna che è finita.
IL RIGORE DI KLOSE – Nella giornata di Miro non poteva mancare il gol numero 64 con la maglia della Lazio (agganciato Pandev, è il miglior marcatore straniero della storia biancoceleste). Lulic si guadagna un rigore, il tedesco lo vorrebbe lasciare a Felipe Anderson, l’Olimpico s’impone, deve tirare lui: Lezzerini spiazzato e la rete che fa partire la festa nonostante il pesante poker incassato. Inzaghi prova anche a chiamare la rimonta impossibile con Felipe Anderson (applausi di commiato per Candreva). Poi delirio finale per il campione che se ne va, fa il giro di campo insieme ai compagni calciando palloni autografati nei vari settori dello stadio. Tutti in vacanza ma senza Miro sarà tutta un’altra cosa.

