Biancocelesti nel paese simbolo del terremoto del 24 agosto
È sufficiente guardarli negli occhi, i giocatori della Lazio, per capire quanto sia toccante ciò che stanno vedendo. Sfilano uno a uno, da Immobile e Biglia, a Lulic e Felipe Anderson, passando per Simone Inzaghi e Lotito. Tutti con gli obbligatori caschetti protettivi in testa, perché la “passerella” è corso Umberto di Amatrice, o meglio quel che ne è rimasto. Si tratta della “zona rossa”, quella che portava al campanile con le lancette ancora fisse sulle maledette 3.36 dello scorso 24 agosto.
Tutto ancora è a rischio di nuovi crolli, i palazzi sono quasi interamente devastati. Si vede così dentro le abitazioni, dove si scorgono poltrone davanti a quello che prima era un camino, oppure i tavolini del bar del centro ancora lì, a fianco a cumuli di macerie, materassi e peluche malinconicamente impolverati e soli. Guardando uno di questi, il giovane difensore olandese Wesley Hoedt resta gelato e attonito.
I primi ad entrare sono Immobile, Marchetti e Parolo (al quale poco dopo viene ufficializzato il rinnovo di contratto fino al 2020). Alla fine tocca Patric: nonostante sia quasi terminato il tempo limite per le visite, lo spagnolo chiede di poter vedere con i suoi occhi i luoghi della tragedia. Viene accontentato e mandato nell’ultimo gruppo, quello dove c’è pure Lotito con indosso la felpa di Amatrice. Il presidente è tra i più commossi, trattiene a stento le lacrime.
D’altronde lui lì ci è cresciuto: “Ho ricordato una per una tutte le persone che conoscevo, molte delle quali ora non ci sono più. Qui ho trascorso la mia adolescenza, vedere questa situazione fa male”. Per questo ha voluto fortemente che la sua Lazio fosse in prima linea per solidarietà e aiuti alla popolazione locale. La visita al centro storico, infatti, non è che l’ultima tappa della giornata biancoceleste ad Amatrice. In tarda mattinata la squadra di Inzaghi è arrivata nella scuola “Romolo Capranica” per scattare la foto ufficiale della nuova stagione – i proventi saranno tutti destinati alla ricostruzione della città – e soprattutto per regalare sorrisi e gadget ai circa 70-80 bambini presenti, entusiasti per la presenza dei calciatori, dell’aquila Olympia e della mascotte Scheggia: “Siamo qui – dice de Vrij – per dimostrare che non sono soli. Non c’è cosa più bella che vedere la felicità di questi bambini”. E basta guardarli nei loro occhi, stavolta pieni di gioia, per capire che l’intento è stato raggiunto.
