LAZIO-ROMA…-3 GIORNI, 29 NOVEMBRE 1998: LA PARTITA NON FINISCE FINCHÉ L’ARBITRO NON FISCHIA

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ROMA – Quando si arriva al freddo inverno del 1998 il mondo sta cambiando dalla politica alla cultura giovanile: viene varato l’euro (moneta comunitaria europea che entrerà in vigore dal 2002 ufficialmente), la guerra civile in Jugoslavia sta arrivando alle sue ultime e più cruente fasi, gli italiani si stanno ancora leccando le ferite per l’eliminazione ai rigori nei quarti di finale mondiali contro i padroni di casa e futuri campioni francesi dell’estate precedente, al cinema esce “Ronin” con Robert DeNiro, Ricky Martin è il cantante latino-americano più famoso del momento intanto che RAI 1 lancia la fiction “Un medico in famiglia”.
L’Italia sta vivendo il suo massimo picco di benessere calcistico durante il suo decennio sportivo d’oro sia a livello nazionale che internazionale e 2 dei club che si stanno ritagliando maggiore popolarità sono i club capitolini…per l’XI° turno di Serie A il big-match è proprio Lazio-Roma: le aquile vengono da 3 finali giocate la stagione precedente e hanno vinto 4 derby su 4 l’anno passato (record ancora oggi neanche raggiunto) nel loro miglior ciclo di storia mentre i lupi vengono da 8 anni senza trofei pur cercando di rinverdire gli antichi fasti degli anni ’80; i presidenti sono fra i più amati e vincenti nella leggenda delle compagini: Cragnotti e Sensi, i tecnici (entrambi ex di turno) sono Eriksson opposto a Zeman mentre i capitani corrispondono a Nesta con Totti…unici autorizzati a parlare con il direttore di gara Farina.
I moduli sono da subito allestiti a immagine e somiglianza delle 2 scuole tattiche: 4-4-2 molto pragmatico ed equilibrato avverso a 4-3-3 estremamente offensivo e spregiudicato con una lunga schiera di campioni nazionali (Marche Giani, Negro, Mancini da un lato con Tommasi, Delvecchio dall’altro) oltre che di stranieri (Mihajlovic, Conceicao, Stankovic, Almeyda, Nedved, Salas da una parte e Candela, Aldair, Paulo Sergio dall’altra).
I primi minuti evidenziano il copione più scontato: la Roma attacca a pieno organico mentre la Lazio tiene il baricentro basso pronta a colpire in contropiede…sono trascorsi 25 minuti e 4 occasioni nette da parte dei giallorossi quando Delvecchio trafigge Marchegiani a porta vuota su un cross basso di Wome generato da un contrasto vinto fra Sergio e Pancaro sulla sinistra; non passano 3 giri d’orologio che arriva il pareggio con una girata di Mancini su lancio di Mihajlovic e da allora si contano poco gioco con molti falli uniti a varie ammonizioni (Salas, Almeyda e Petruzzi, Tommasi, Di Francesco) ma fino all’intervallo l’1-1 rimane stabile.
Il secondo tempo regalerà emozioni a non finire: i giallorossi giocano poco e hanno i nervi molto tesi quando al 56° Mihajlovic (appena ammonito), appena prima di uscire per Couto, chiude la sua gara battendo una palla inattiva corretta in rete ancora dal “Mancio” con lo stinco per il 2-1 dopo che Stankovic aveva colpito il palo a inizio frazione; da allora Totti&Co. sbandano paurosamente con Salas che porta sul 3-1 i suoi essendosi procurato un rigore per fallo elementare di Wome al 69° (5 giri di lancetta dopo l’entrata di Venturin per Conceicao). In pochi minuti Peruzzi viene ammonito per la II° volta e lascia il campo oltre a veder sanzionare Aldair, Candela, Totti ma la gara non è ancora finita e lo si capisce poiché, proprio in quell’istante, a 20′ dal termine Stankovic si vede annullare un gol apparentemente regolare con 2 compagni off-side attivo al momento della segnatura…Trascorre pochissimo e Marchegiani pesca il jolly bloccando la palla dentro la porta su un tiro-cross di Totti ma nessuno se ne accorge; siamo ormai nell’ultimo quarto di gara e Delvecchio riesce a segnare il 3-2 che gli viene di nuovo annullato: secondo il quartetto arbitrale, Aldair ha toccato per ultimo la palla in mischia servendo il compagno oltre tutti anche se le immagini chiariranno che il “passaggio” fu di Nedved…ormai ogni minuto è un’occasione, al 78° Di Francesco sfrutta un doppio rimpallo in area e dal vertice sinistro dell’area piccola insacca per il vero 3-2; sono saltati tutti gli schemi e mancano solo 8 rintocchi quando Delvecchio riesce a vincere un rimpallo con i centrali avversari per servire Totti, l’estremo difensore di casa calcola male il tempo dell’uscita e viene punito con un tiraccio che rimbalza su una zolla e finisce in gol a porta quasi vuota: I° marcatura del capitano romanista nel derby e 3-3! Ci sta tempo ancora per un ultimo sussulto quando, di nuovo, al 90° Delvecchio realizza il 3-4 di testa su punizione ma anche lì verrà segnalato un fuorigioco inesistente che sancira’ (per il bene delle coronarie e delle corde vocali degli spettatori in tv oltre che sugli spalti) la fine delle ostilità appena successivamente agli ingressi di Zago, Bartelt e De La Pena per Delvecchio, Sergio e Salas portando a una parziale rivoluzione dei moduli negli ultimi istanti: 4-4-2 ancora più equilibrato e 4-4-1.
Al triplice fischio l’oceanico applauso dei 70.000 presenti fa’ da contraltare a un risultato che non soddisfa nessuno se non in ottica futura.
A fine stagione il club di Formello perderà lo scudetto per un punto dietro al Milan (in molti pensano che questo 3-3 e l’1-3 del ritorno nei derby siano stati decisivi oltre a far guarire i cugini dall'”allergia” per i confronti diretti durata 5 annate), verranno estromessi dalla Coppa Italia nei quarti contro l’Inter ma trionferanno in Coppa delle Coppe e Supercoppa Europa davanti a Maiorca e Manchester United mentre la squadra di Trigoria fallirà l’obiettivo Champions League arrivando V° in Serie A (pure se con lo sfizio di aver fatto perdere punti decisivi ai cugini) oltre a soccombere nelle coppe Italia e UEFA negli ottavi e quarti contro Atalanta ed Atletico Madrid.
La storia diverrà più gloriosa, su ambo le sponde del Tevere…

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