Già simbolo del miracolo Guangzhou, deve portare il calcio a gloria nazionale. L’ex tecnico campione del mondo è pronto alla sua ennesima sfida
ROMA – «Lo sviluppo del calcio è fondamentale per fare della Cina una nazione leader nel panorama sportivo internazionale». Nella massima di Xi Jinping, presidente tifoso e uomo di ferro del Paese del Dragone, c’è il senso della Missione che lui per primo ha deciso di affidare a Marcello Lippi. E che l’ex ct azzurro è pronto a gestire, dopo essersi preparato a tornare a Canton. Cercando ora di portare su scala nazionale quanto lui è stato capace di produrre proprio a Guanghzou, tra il 2012 e il 2015.
Perché è un fatto che c’è un calcio cinese prima e dopo Lippi. Ovviamente quel che sta accadendo a quelle latitudini nell’ultimo lustro in campo calcistico trae forza propulsiva formidabile soprattutto dalle politiche espansive varate dal Governo, impegnato a indirizzare gli sforzi dei propri imprenditori miliardari (anche in Europa, come è arcinoto) nel pallone, considerato a Pechino una leva economica e politica potentissima. Ma nessuno come il futuro ct cinese ha saputo meglio interpretare il ruolo di uomo immagine di questa rivoluzione pallonara in atto.
IL TRAINO – In attesa dei risultati dei piani quinquennali focalizzati sui giovani, proprio la nazionale affidata a Lippi adesso dovrà fungere da traino al grande sforzo per portare il calcio cinese a gloria del popolo. Arrivare a Russia 2018 sarebbe già un’impresa (cinesi ultimi con 1 punto dopo 4 partite, Iran primo a quota 10: si qualificano le prime due, la terza spareggia).
I problemi tecnici derivano da un campionato sì calmierato nella presenza degli stranieri, ma orientato dalla massiccia presenza di attaccanti extra-asiatici (soprattutto sudamericani). Lippi sa di poter contare su buoni difensori, ma dovrà studiare qualcosa per ovviare alle difficoltà di andare in gol. Il 15 novembre il debutto col Qatar: vedremo una Cina sicuramente più propositiva.

