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Calcio, l’Italia va al contrario (rs web ilMessaggero.it)

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L’involuzione della nazionale fa il paio con la difficoltà delle squadre di club in campo internazionale

ROMA – L’Italia sfiorisce a fine estate. E non è bel segnale per il nostro calcio. Perché, guardando il calendario, coincide con l’inizio della stagione. La serie A, con due turni già giocati nelle ultime domeniche d’agosto, riprende sabato. Ma a finire sotto i riflettori sono soprattutto le coppe, Champions ed Europa League. Partono la prossima settimana. Ed è proprio in campo internazionale che i nostri giocatori non riescono a lasciare il segno. Con la Nazionale e con i rispettivi club.

PASSO INDIETRO – Il mercato, con gli affari anche dell’ultima ora, ha probabilmente ingannato la platea e al tempo stesso falsato la valutazione del nostro movimento. Anche il risultato del Napoli, qualificazione alla fase a gironi della Champions (due successi contro il Nizza, 4 gol segnati senza subirne), può avere illuso. Nel telaio di Sarri, del resto, figura solo un azzurro, Insigne. Gli altri sono stranieri e quindi l’Italia con quel risultato d’agosto c’entra poco. Proprio le performance di Insigne, il più in forma tra i convocati di Ventura, devono far riflettere. Il ct, a Madrid, gli ha fatto fare il terzino. Snaturato e sacrificato. Fuori ruolo, dunque, è diventato un calciatore qualsiasi. Non è l’unico ad aver fatto cilecca. Belotti, mister 100 milioni (nessuno, però, li ha spesi per prenderlo e anche questo qualcosa sta a significare), ha deluso sia al Bernabeu che al Mapei Stadium. Meno male che è stato lui a spiegare come mai. Dopo la figuraccia contro la Spagna, ha ammesso di non essere abituato a match del genere. Veratti, invece, certe partite le gioca da un pezzo. Eppure, pure per colpa di un’estate che lui ha definito travagliata (tentato dal Barça, è rimasto al Psg), ha dimostrato di non essere ancora il punto di riferimento del centrocampo. Spento e nervoso. Restando ai giovani, Spinazzola è finito al tappeto contro Isco, anche se ha l’alibi di aver giocato l’ultima partita ufficiale, prima di affrontare la Spagna, l’11 giugno contro il Liechtenstein. Conti ha debuttato martedì sera contro Israele. È durato solo un tempo. Meglio Zappacosta, chiamato solo per la seconda gara e in extremis. Bernardeschi, ancora fuori nella Juve, ha avuto le briciole in azzurro. C’è chi non si è nemmeno accorto della sua presenza in campo a Madrid e Reggio Emilia. I senatori, poco convinti della bontà del progetto di Ventura (oggi più isolato che mai: mercoledì una lite a Coverciano con un big e allenamento sospeso; lunedì l’avvertimento di Tavecchio), sono partiti malissimo: irriconoscibile Bonucci, incerto Buffon, nullo Barzagli e statico De Rossi. Solo Candreva si è parzialmente difeso.

MESE CHIAVE  Ventura, seguendo le prestazioni dei singoli in campionato, si augura insomma di avere risposte migliori di quelle avute nelle ultime due partite. Ottobre sarà, comunque, decisivo. Non tanto per conquistare il secondo posto, basta un punto con la Macedonia quanto per preparare l’Italia per i play off di novembre. Oggi non è pronta, a prescindere da quale nazionale avrà di fronte nello spareggio. Le prestazioni di Madrid e Reggio Emilia hanno evidenziato i limiti fisici, tecnici e tattici del gruppo. Il mese prossimo, però, la condizione atletica dovrebbe dare qualche garanzia in più. Il ct, però, vuole provare altri calciatori che, nella fase cruciale della sua gestione, possono essergli utili sia per insistere sul sistema di gioco preferito (4-2-4) sia per cambiare l’assetto. E, ovviamente, per far lievitare la qualità.

GRUPPO DA ALLARGARE – Ventura punta a recuperare Romagnoli, Florenzi e Bonaventura. A centrocampo è pronto a dar spazio a Pellegrini che non ne ha ancora avuto nella Roma. In più vuole capire se Barella, Di Francesco e Chiesa possono subito entrare nel gruppo. Se per le gare contro la Spagna e Israele ha preferito andare sul sicuro, chiamando chi partecipò, prima dell’estate, all’ultima partita delle qualificazioni mondiali, ora terrà conto del rendimento nelle prossime gare di campionato e coppe, scegliendo i più in forma e i più utilizzati. Per non rischiare l’Apocalisse che spaventa Tavecchio.

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